Società | 22.11.2016

Luca Mora: «Carla Norghauer mi ha accolto e aiutato come una mamma farebbe con il proprio figlio»

Text by Mora Luca | Photos by RSI
Ogni mese, il presentatore RSI Luca Mora vi porterà all'interno del suo lavoro e della sua vita. Per il secondo episodio della sua rubrica, Luca ci parla del suo esordio in TV. Con 'la Carlina' ha condotto la sua prima stagione di S-Quot. Carla Norghauer l'ha seguito e gli ha insegnato la professione senza riserve.
Luca a S-Quot insieme a Carla Norghauer.
Immagine: RSI

Ciao tink.ch

sono ancora io, Luca.

Qualche settimana fa ci siamo sentiti per la prima volta. Vi ho spiegato chi sono, cosa faccio e perché scrivo per tink.ch.

Scriverò qualcosa ogni mese e se siete d’accordo andrò in ordine cronologico… Se invece non siete d’accordo ormai è andata, non essendo una chat non possiamo avere un confronto immediato ma ne approfitto per ricordarvi che mi piacerebbe sapere cosa ne pensate e anche cosa vorreste leggere in futuro.

Eravamo rimasti a come, rocambolescamente sono arrivato ad essere un conduttore RSI.

Devo ammettere che la prima volta che sono entrato nell’edificio RSI di Comano, mi sono sentito un po’ fuori luogo… Era tutto così elegante, pulito e preciso. Sentivo che stavo entrando a far parte di un’azienda prestigiosa e importante e quindi mi sono ritrovato molto emozionato ma anche intimorito. In fin dei conti fino a quel momento, il massimo dell’eleganza per me era la camicia al pranzo di Natale (e nemmeno tutti gli anni).

Sono sempre stato abbastanza «grezzo»: impennavo con lo scooter, giocavo a calcio, jeans scarpe da ginnastica e T-shirt. Un ragazzo alla buona, diciamo.

Da subito ho conosciuto il team con cui avrei lavorato, quello di S-Quot. Un programma per ragazzi che ogni mercoledì pomeriggio, in diretta, proponeva un’infinità di contenuti e temi. Ora non c’è più… ma era un programma bellissimo.

Ho conosciuto Alessia la produttrice, c’è voluto un po’ prima di sintonizzarsi…per lei ero troppo tamarro (probabilmente aveva ragione) e quindi ogni tanto si discuteva, però poi abbiamo passato momenti bellissimi.

Mike il regista. Con lui parlavo di auto d’epoca e di ragazze… e ogni tanto di lavoro.

Una cosa rara che ho trovato in lei, era il desiderio di «insegnarmi la professione» senza riserve. In questo mondo non è facile trovare persone così, visto che tutti sono molto legati «al proprio cadreghino» e si vuole primeggiare su tutto e tutti.

E poi Carla Norghauer, per tutti «La Carlina». È con lei che ho fatto il mio esordio in TV, è con lei che ho condotto la mia prima stagione di S-Quot.
All’inizio io stavo tranquillo tranquillo e il 90% della trasmissione era gestita da lei. Quando non eravamo in diretta passavamo tantissime ore a provare, a scrivere copioni, a registrare clip da mandare in radio e ogni volta mi sommergeva di consigli che avrei poi dovuto applicare la settimana successiva. C’era sempre qualcosa che dovevo migliorare, e anche oggi, visto che ci vediamo molto spesso, riesce sempre a trovare qualcosa che non faccio bene e me lo fa notare.

Una cosa rara che ho trovato in lei, era il desiderio di «insegnarmi la professione» senza riserve.

In questo mondo non è facile trovare persone così, visto che tutti sono molto legati «al proprio cadreghino» e si vuole primeggiare su tutto e tutti.
Lei invece no: mi ha accolto e aiutato come una mamma farebbe col proprio figlio.

Quando non ero impegnato con S-Quot cercavo di seguire le altre trasmissioni, avevo voglia di imparare. Ero curioso di sapere cosa facessero gli altri.

Seguivo sempre le puntate di Attenti a quei due con Matteo Pelli, mi piaceva tantissimo assistere alle registrazioni e anche lì cercavo di imparare il più possibile. Devo anche ammettere che provavo una certa invidia, avrei voluto anche io presentare un programma come quello, avrei voluto essere anche io un brillante conduttore delle 20.40 e avere il potere di far ridere la gente con le mie battute.

Sono passati tanti anni, non conduco più S-Quot, ma sono arrivato al game show delle 20.40, Via col venti. È un bel traguardo ma sento che ho ancora tanto, veramente tanto da imparare.

Alla prossima

Luca