Politica | 12.11.2016

La donazione di organi, una scelta intima

Donare organi è una questione privata o pubblica? Alla Sessione dei giovani di quest'anno, un gruppo di ticinesi discute proprio su questo argomento. Elena ha raccolto i loro pareri.
Un cuore pulsante proiettato su Palazzo federale
Immagine: Omar Cartulano e Juliane Roncoroni

Al giorno d’oggi, condividiamo molte delle nostre informazioni personali, anche senza rendercene conto. Spesso si teme che questi dati vengano venduti, fino a trasformare i consumatori in prodotti. Lo stesso vale per la questione della donazione d’organi. Essere donatori è un’informazione privata? Chi deve sapere se ho scelto (o no) di donare i miei organi?

Antea, Iana e Mikel credono che bisognerebbe informare e sensibilizzare il più possibile le persone riguardo la donazione di organi. Ma a chi si può dare l’effettiva informazione riguardante la propria scelta? Per esempio, si potrebbe scrivere nelle cartelle mediche o sulle tessere delle casse malati se il paziente in questione è donatore o meno. Per i ragazzi questa opzione al momento non è attuabile, perché solleva la questione della privacy. Si chiedono fino a dove ci si può spingere nella sfera privata.

«Un’informazione del genere dovrebbe essere data a persone competenti, per esempio ad un medico o qualcuno che lavora in questo campo», ritiene Antea. «Di loro mi fiderei». Antea teme che potrebbe esservi un abuso di questi dati sensibili, visto che sono difficili da gestire.

Per gli altri due invece non è un problema condividere questa informazione, ma Iana suppone che potrebbe esserlo per qualcuno che è contrario alla donazione, poiché «potrebbe essere fonte d’imbarazzo visto che l’85% della popolazione è a favore». Iana desidererebbe che la sua scelta fosse scritta semplicemente sulla tessera di donatore. Secondo lei, si tratta di dati che non riguardano certe istituzioni, come le casse malati.

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Iana, 18 anni. Foto: Omar Cartulano

 

Mikel ha una posizione un po’ differente rispetto al resto del gruppo: lui vorrebbe seguire la linea guida del Consiglio federale aumentando il dialogo. «L’essere o non essere donatore è un’informazione privata che devono avere solo i miei parenti. Nonostante ciò non sarebbe un problema se lo sapessero tutti. Ma non è necessario che lo sappia per esempio la cassa malati», spiega.

In ogni caso Mikel non si sentirebbe leso nella propria privacy nel rispondere che è un donatore e che anzi, secondo lui, è quasi una cosa ovvia. «Non posso però dal mio punto di vista giudicare gli altri», afferma.

Il Consiglio federale insiste nel parlare della donazione di organi e Mikel pensa sia questa la cosa fondamentale, sebbene non sia necessario far decidere se essere donatori o no, ma semplicemente importante parlarne per non farne un tabù.

Mikel, 21 anni.
Mikel, 21 anni. Foto: Omar Cartulano

 

Antea ne parlerebbe anche nella sua sfera privata e ai suoi cari. Non ne farebbe una campagna di propaganda ma lo ritiene un argomento degno di discussione. «Essere favorevoli alla donazione di organi non è segreto come il voto, ma avere scritto la propria decisione da qualche parte in modo “definitivo” o ufficiale può essere sconveniente se si cambia idea, poiché potrebbe diventare difficoltoso modificarlo», conclude.

Antea, 18 anni. Foto: Omar Cartulano
Antea, 18 anni. Foto: Omar Cartulano

 

I ragazzi sono del parere che essere donatori è una decisione che fa parte della propria sfera privata. È però importante parlarne. Privato e pubblico possono in questo caso coincidere poiché è una scelta fatta individualmente ma che potrà riguardare molte altre persone se si considera che in Svizzera possono essere donati cuore, polmoni, reni, ma anche pelle, parti del fegato e del pancreas, tessuti molli e molto altro.