Cultura | 03.11.2016

Gary Snyder e l’altra America, l’alternativa di una poesia ambientalista

Text by Marco Ambrosino | Photos by Laura Orsolini
Gary Snyder è uno dei tanti volti che l'America alternativa degli anni Sessanta e Settanta ha saputo regalarci. Poeta, ambientalista e saggista, Snyder fa parte di quel movimento culturale passato alla storia come «Beat Generation» e poi esploso negli anni '60 e '70 sotto il nome di «movimento hippie». Ce ne parla Marco nella terza puntata di Pausa letteraria.
Pausa letteraria è una piccola rubrica letteraria. Uno spazio comune per scoprire le passioni letterarie dei nostri reporter, per scoprire autrici e autori poco conosciuti oppure opere minori di autori importanti. Tempo un caffè. Buona lettura!
Immagine: Laura Orsolini

Gary Snyder non è mai stato idolatrato dall’opinione pubblica, non avendo mai avuto il successo commerciale di Jack Kerouac né tantomeno la forza catalizzatrice di Allen Ginsberg, ma ha sempre rappresentato una voce originale e affascinante all’interno del panorama beat. Già protagonista all’interno del celebre Dharma Bums di Kerouac del 1958 (tradotto in Italia con il titolo I vagabondi del Dharma), Snyder è stato il rappresentante più significativo della San Francisco Renaissance, l’anima più prossima alla filosofia zen del vasto fenomeno della Beat Generation.

Uno dei punti più alti della sua poesia è stato raggiunto sicuramente con la celebre raccolta Turtle Island, vincitrice dell’ambito premio Pulitzer per la poesia nel 1975. In questo libro di poesia atipico – che si muove tra lirica e la denuncia sociale – si delinea infatti un preciso programma politico, volto a stravolgere le abitudini antropocentriche e consumistiche dell’uomo americano del XX secolo; il canto atavico dell’antico continente americano diventa così il nuovo mito della controcultura americana.

14914733_10208814433852141_378408593_n
Foto: Marco Ambrosino

Turtle Island ricerca infatti sulla scia dei miti nativi del Nord America e con l’ausilio degli insegnamenti zen, una via alternativa al comunismo e al capitalismo, capace di superare l’antropocentrismo e di approdare in una visione eco-centrica, dove l’armonia possa regnare e dove ogni essere vivente abbia pari dignità e valore. Alcuni versi della poesia Madre Terra: le sue balene illustrano alla perfezione il suo progetto politico, distillato splendidamente in quel genere poetico che prende il nome di «poesia ambientalista»

Il Nord America, l’Isola della Tartaruga, è stato catturato da invasori / che finanziano la guerra in tutto il pianeta /                                  Possano le formiche, possano le aliotidi, le lontre, i lupi e gli alci / Sollevarsi! E togliere i loro doni /                                                                      alle nazioni robotizzate.

Questo libro è diventato presto un classico della controcultura americana: la rievocazione del mito di Turtle Island – l’antico nome utilizzato dai nativi americani per il loro continente – diventa l’atto fondatore della Wilderness, della natura selvatica, un ultimo baluardo da opporre contro una società omologante dove si smarriscono le nostre origini, dove si permette di fare a brandelli la nostra identità. Il rispetto per la vita delle cose terrestri è il testamento e monito zen che ci lascia Snyder in un’epoca dove la natura viene rappresentata come maligna e la tecnologia come salvifica e dove il processo di de-naturalizzazione procede ormai a passo spedito, senza trovare ostacoli.

Gianfranco Bretagna legge un passo di Snyder che bene illustra il suo pensiero buddhista, l’idea di cammino (e non di arrivo), alla base della Beat Generation.