Gesellschaft | 09.09.2016

“Anti-semitismo”: un’etimologia controversa

Una breve riflessione sulla connessione che unisce, e contrappone, lingue e culture.
Religion Stencil.
Immagine: murdelta (Flickr)

La Shoah è comunemente ritenuta il più crudele genocidio della storia, nonché uno dei momenti più bui che l’umanità abbia mai conosciuto. Il Giorno della Memoria, la costante lotta al razzismo, le opere dei sopravvissuti ed innumerevoli testimonianze assicurano che gli eventi legati a questa strage non vengano mai dimenticati.

Dietro al genocidio risiedeva un’ideologia chiamata “antisemitismo», ovvero: “l’ostilità, il pregiudizio nei confronti del popolo ebreo” (Questa e le seguenti citazioni sono tratte dal sito officiale dell’Oxford English Dictionary (www.oed.com); la loro traduzione è originale). L’etimologia di questa parola è però controversa. Tutti possiamo indovinare che il prefisso derivazionale “anti» convoglia il significato di “opposizione, opposto, rivale». La controversia, l’ambiguità del termine composto sta nei referenti della parola “semitismo», la quale deriva da «semita» e dunque “persona appartenente ad un’etnia che include […] Ebrei, Arabi, Assiri e Siri». Da un punto di vista etimologico, il termine “anti-Semitismo» si riferirebbe non solo al popolo ebraico, bensì a tutti quelli sopracitati.

Pensando all’ultima decina d’anni, è possibile identificare una cultura che si pone come la “rivale”, nemica di quella occidentale: l’estremismo islamico. Fin dal momento in cui l’attuale guerra al terrorismo è cominciata, l’islamofobia è stata un fenomeno che è graduatamente incrementato, in particolar modo dopo i recenti attacchi da parte del sedicente Stato Islamico in Europa. Ironico il fatto che anche questa cosiddetta cultura “rivale” possa essere definita semitica.

Storicamente, la definizione di “semitico” deriva dal nome del proto-linguaggio dal quale le culture precedentemente menzionate (Ebrei, Assiri, Arabi, Aramaici ed Armeni) hanno ereditato il proprio idioma. Lo stesso discorso vale per i popoli occidentali, infatti tutti condividono lo stesso proto-linguaggio, definito “indo-europeo”. A tal proposito, la tristemente nota “razza ariana” sarebbe stata, secondo alcune ricerche svolte nel corso del ‘900, la prima a parlare una forma di indo-europeo. Sarebbe dunque legittimo supporre che questi conflitti siano imputabili a questa antica differenza linguistica.

In primo luogo, il linguaggio, la comunicazione tra individui e popoli, è sicuramente necessaria alla cooperazione ed alla creazione di una struttura sociale. Conseguentemente, le società, permettendo un’interazione costante tra persone, generano una cultura condivisa, la quale ha un’importante influenza sul modo in cui le persone comprendono, interpretano, il mondo che le circonda. Banalmente, visioni radicalmente diverse portano ad incomprensioni e conflitti.

D’altra parte, un’ancestrale mancanza di comunicazione è una povera argomentazione per giustificare l’Olocausto e la corrente di conflitti tra terrorismo islamico e Occidente. Anche se la globalizzazione è fenomeno relativo che concerne una porzione relativamente piccola dell’umanità, il principio di progresso non può accettare l’ipotesi che questi terribili conflitti siano combattuti per colpa di una distanza culturale che da migliaia di anni separa due civiltà.