Società | 02.08.2016

A Taksim, dove i giovanissimi sembrano ammaliati

Text by Giorgia Bazzuri | Photos by Giorgia Bazzuri
Da due settimane, piazza Taksim non si ferma più. Situata nella parte occidentale di Istanbul, è diventata luogo d'incontro dei sostenitori di Erdogan. Tra questi, molti sono giovanissimi, e pochi sono veramente coscienti delle loro azioni. Lo afferma Giorgia Bazzuri che li ha incontrati. La nostra reporter ci porta con sé nel cuore degli avvenimenti che stanno scombussolando la Turchia.
Immagine: Giorgia Bazzuri

Luci spot si muovono frenetiche disegnando dei cerchi perennemente in movimento sulle nuvole mentre la musica continua fino a notte inoltrata. Le code per il cibo sono lunghissime e si snodano tra bancarelle improvvisate che vendono sciarpe, bandiere e fascette da legare in testa. Un gruppo di persone sotto il palco canta e balla di fronte ai maxischermo. Potrebbe sembrare, ma non siamo a un festival di musica europeo. Questa è sempre lei, piazza Taksim a Istanbul, dove da venerdì scorso (dopo il tentato golpe) i sostenitori di Erdogan continuano a rispondere all’esortazione del presidente a scendere in piazza a sostegno della (sua) democrazia.

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«Sui maxischermo in piazza Taksim vengono proiettate più volte nel corso della serata le immagini violente del tentato golpe»

Le due lunghe file di persone si intrecciano e si arrotolano per la piazza mentre amici, parenti e sconosciuti aspettano pazientemente il proprio turno per una porzione di cibo e acqua offerti. Anche i trasporti pubblici (incluse metropolitane e traghetti) e perfino dei dati 3G internet per i cellulari continuano ad essere gratuiti. Nonostante la folla sia festosa e pacifica l’ambiente che percepisco in piazza Taksim non è positivo.

Sui maxischermo vengono proiettate più volte nel corso della serata le immagini violente del tentato golpe con i carri armati che avanzano lungo il ponte sul Bosforo, la confusione e alcune interviste a ragazzi coperti da bandiere scarlatte e fasce dello stesso colore con la scritta ‘Erdogan’ legate attorno alla testa. Basta distogliere lo sguardo dagli schermi per vedere molti di quei ragazzi tutto attorno: arrampicati sul monumento di Atatürk a brandire le bandiere, di fronte al palco con delle torce da stadio rosse o verdi (colore portafortuna per l’Islam) o a fare il gesto dei lupi grigi, movimento estremista.

Questi giovani sono ammaliati e sedotti dall’idea di fare parte di qualcosa di grande, di essere importanti e necessari anche se mi danno l’impressione di non essere completamente consapevoli dei gesti che emulano e soprattutto di quanto sta accadendo attorno a loro; la grande preoccupazione è quella di farsi fare delle foto per i social per comunicare ai loro amici «io c’ero». Non trovo nessuno che parli bene l’inglese e l’unica cosa che mi dicono è «party party».

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«Mi sembra sia in corso una specie di lavaggio del cervello nei confronti dei più giovani e questo mi fa paura» – ragazzo turco

Non sono però l’unica a provare questa sensazione di disagio in piazza Taksim. Lunedì sera, attorno alle 22 ad appena qualche strada di distanza dal luogo del raduno, è saltata la corrente elettrica. Alcuni ragazzi mi spiegano che a volte in una grande città come questa (20 milioni di abitanti) può capitare e in una mezz’ora circa viene ripristinata. Dopo un’ora e mezza però nulla sembra cambiare, così decidiamo di andare a vedere cosa succede nelle vicinanze. Due minuti a piedi tra le strade ripide e disastrate ci separano dalla cima della collina dove si trova la piazza.

Quando arriviamo scopriamo che lì tutto funziona perfettamente e che i festeggiamenti continuano senza problemi mentre la corrente va e viene nei quartieri tutto attorno. «Non sono troppo sorpreso – inizia un ragazzo – e non escludo che la corrente venga razionata per permettere a tutto questo di andare avanti». Altri aggiungono che la politica di garantire cibo e trasporti gratis è una tipica mossa populista: «Con i trasporti gratuiti le persone sono più invogliate a raggiungere Taksim a festeggiare e allo stesso tempo possono spostarsi per la loro città senza spendere una lira. Inoltre se viene donato del cibo ti senti automaticamente riconoscente. Lo conosci il detto ‘Non mordere la mano che ti nutre’?» Rispondo di si. «Ecco in questo caso è letterale. So di usare delle parole forti ma mi sembra sia in corso una specie di lavaggio del cervello nei confronti dei più giovani e questo mi fa paura».

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Perché è vero che formalmente in piazza si sta difendendo la democrazia ma vista la portata che le contromisure per punire i colpevoli (o presunti tali) hanno raggiunto si sta instaurando un diktat in nome di essa. Gli ultimi numeri (comunicati il 26 luglio) indicano 9056 arrestati e 13002 individui sotto custodia, ma le persone coinvolte sono molte di più. Parecchi dei ragazzi che ho incontrato e con cui ho parlato credono in un coinvolgimento del presidente. «Anche se indirettamente, non credo lo abbia organizzato lui, penso sapesse cosa stava per succedere e non ha fatto nulla per evitarlo. Lo stato sta usando Gülen come persona da incolpare» mi racconta uno di loro mentre altri fanno cenni di assenso. Nel frattempo sono le 3 di mattina e la corrente è finalmente tornata.

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«Bandiere turche di ogni dimensione si moltiplicano ogni giorno. Di notte i monumenti vengono illuminati da luci rosse»

In generale nel resto della città, fuori dai confini di Taksim square, si sta diffondendo una febbre nazionalista. Bandiere turche di ogni dimensione si moltiplicano ogni giorno tra le strade affollate, su palazzi, traghetti, chioschi e cofani delle macchine per non parlare delle persone che indossano magliette con la mezzaluna. Di notte le facciate di edifici storici e monumenti vengono illuminati da luci rosse: dal ponte sul Bosforo su cui si sono svolti gli scontri la notte del 15 luglio alla Galata Tower, uno dei simboli della città.

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Chi è Gülen?

Fetullah Gülen è uno studioso dell’Islam e politologo turco, una volta molto legato al presidente, che ora vive negli Stati Uniti. In una recente intervista al Corriere della Seraha dichiarato di non avere nulla a che fare con il tentato colpo di stato e anzi di condannarlo perché contro le sue visioni democratiche. In un messaggio inviato a tutti i telefoni dei cittadini, Erdogan definisce lui e il suo movimento «terroristi» invitando tutti in piazza a difendere la nazione da persone come loro. Il movimento Hizmet si professa come un mezzo di crescita personalenella società attraverso valori universali dell’Islam come l’altruismo e la compassione. È a favore della democrazia laica, aperto alla globalizzazione, progressivo e integra la tradizione al mondo moderno.

In seguito agli eventi del 15 luglio sono state chiuse molte delle scuole aperte dai simpatizzanti di questo movimento, arrestati o fermati molti suoi sostenitori ed èstata chiesta al governo americano l’ estradizione di Gülen.