Politik | 25.07.2016

In migliaia in piazza Taksim per la democrazia

Text by Giorgia Bazzuri | Photos by Giorgia Bazzuri
Migliaia di cittadini turchi si sono uniti ieri, durante una manifestazione a piazza Taksim, a Istanbul. Il loro scopo: condannare il tentato golpe e sostenere la democrazia. Il racconto di Giorgia Bazzuri, presente alla manifestazione.
  • Due ragazze sventolano una bandiera di Atatürk

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  • Piazza Taksim affollata da migliaia di manifestanti

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  • Bandiera turca

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  • “Democrazia laica”

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  • Ritratto di Mustafa Kemal “Atatürk” (padre dei turchi) fondatore e primo presidente della nazione, considerato il padre della Turchia moderna

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  • Protagonisti della piazza

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  • Protagonisti della piazza

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  • Protagonisti della piazza

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  • “Il controllo appartiene alla gente”

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  • Date di nascita e morte del fondatore della nazione, modificate con il simbolo dell’infinito a simbolizzare la sua importanza

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  • Piazza Taksim

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  • Manifestazione al termine

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Taksim era animata ieri da un’impressionante distesa di bandiere rosse. Qua e là spuntavano anche chiari messaggi contro il presidente Erdogan e le sue scelte politiche: da «Vogliamo una democrazia laica», «No al colpo di stato», «No allo stato di emergenza. Istanbul è una coordinazione di sforzi e democrazia», fino a messaggi più forti come «Uniti contro il fascismo».

In piazza Taksim, luogo simbolo della città – che ricorda ancora gli avvenimenti delle proteste di Gezi Park del 2013 –, migliaia di cittadini turchi si sono uniti esprimendo il proprio sostegno alla democrazia e il loro impegno per mantenerla e preservarla.

Era presente attraverso lo spirito dei partecipanti, ma soprattutto con i suoi ritratti su molte bandiere e magliette il primo presidente della Repubblica Mustafa Kemal, soprannominato Atatürk, «padre dei turchi», perché considerato appunto il padre della Turchia moderna con i suoi ideali di democrazia laica e progressista, valori per i quali continuano a lottare gli oppositori.

La manifestazione si è svolta senza problemi e la polizia che nel pomeriggio aveva evacuato la piazza per metterla in sicurezza, non è dovuta intervenire.

Il principale partito all’opposizione, il socialdemocratico CHP (Partito Popolare Repubblicano), aveva indetto per ieri, 24 luglio, questa manifestazione per la democrazia con lo scopo di condannare il tentato golpe. Il governo ne aveva autorizzato lo svolgimento confermando anche la presenza di alcuni esponenti del partito al potere, il conservatore AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), di cui fa parte anche Erdogan.

 

La «pulizia» di Erdogan

La notte tra il 15 e il 16 luglio in Turchia un tentativo di colpo di stato ha causato la morte di 246 persone e il ferimento di altre 1500. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha reagito subito con una «pulizia» all’interno delle istituzioni. Finora le persone toccate da queste epurazioni sono oltre 58mila, tra cui militari, giudici, insegnanti e funzionari pubblici. Dopo qualche giorno il presidente ha poi dichiarato lo stato di emergenza e la sospensione da parte di Ankara della Dichiarazione Europea dei diritti umani.

Nei giorni precedenti, alcuni reporter della redazione hanno cercato di mettersi in contatto, tramite Facebook, con alcuni giovani turchi, al fine di ottenere qualche notizia proveniente dall’interno e farsi spiegare al meglio la difficile situazione cui sta facendo fronte il paese. Il tutto è stato invano. Ogni ragazza/o contattato dai nostri reporter ha optato per l’autocensura, applicata per paura delle ripercussioni che i loro pensieri potevano avere.

Fa riflettere come un social media (Facebook) possa essere da una parte il motore di molte rivolte popolari, si pensi alla Primavera Araba, ma dall’altra parte anche un’arma a doppio taglio se usata da un governo, definito democratico, per scovare e annientare i propri oppositori.