Società | 20.03.2016

Tarantino e il suo ottavo film «The Hateful Eight»

Otto temuti cattivi racchiusi sotto un unico tetto. Il talento cinematografico di Quentin Tarantino e il genio musicale di Ennio Morricone in un western dei nostri tempi.  
The Hateful Eight
Immagine: http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/50763.jpg

Ottavo film con otto personaggi cattivi e infami in una cornice teatrale da vecchio film western. Un cast sensazionale e inaspettato in un film forse noioso all’inizio ma che ad un certo punto cambia verso, arricchendosi di quei tratti fondamentali che caratterizzano i film di Tarantino. Considerato (forse giustamente) troppo violento, la vicenda di The Hateful Eight è narrata per la quasi totalità del film in una locanda in cui i personaggi si rifugiano per ripararsi da un’imminente bufera. La trama è semplice: due cacciatori di taglie, una criminale e il nuovo sindaco della cittadina di Red Rock  nel Wyoming decidono di rifugiarsi all’Emporio di Minnie ma da subito la situazione risulta essere tesa e carica di dubbie e incertezze. Proprio in questo luogo essi non trovano Minnie e il suo entourage di persone, ma quattro personaggi di dubbia identità che con abilità inscenano le loro storie.

Personaggi esagerati

Tutti e otto i personaggi sono caratterizzati da tratti esagerati; sono  pazzoidi, violenti e pronti a sfoderare in qualsiasi momento le loro armi. I personaggi che si trovano all’interno della locanda rappresentano gli stereotipi tipici del genere western americano. C’è il boia, il cowboy, il generale, il cacciatore di taglie e ognuno di essi racconta vicende personali di dubbia veridicità rendendo la storia quasi inverosimile soprattutto se si considera il contrasto tra le vicende concitate che si svolgono all’interno dell’emporio e l’ambiente circostante: calmo e placido, avvolto nella neve.

L’ambientazione e i cattivi

L’ambientazione è carica di dettagli, di minuziosi particolari che la rendono un vero e proprio palcoscenico in cui in un unico atto, i personaggi creano una vera e propria caccia al colpevole e con un richiamo ai «Dieci Piccoli Indiani» di Agatha Christie si cerca di arrivare all’assassino. Questo meccanismo di esclusione, di identificazione del cattivo e di agonia è reso attraverso toni splatter che rendono la parte più movimentata del film una cruda miscela di spari, sangue e vomito….un connubio certamente forte e  violento ma in linea con altri film di Tarantino.

La struttura tarantiniana e la continuità

Il film per un normale spettatore risulta essere eccessivamente feroce e brutale ma la narrazione del film segue la struttura tarantiniana «a capitoli» dando alla vicenda una continuità ben precisa. Si tratta di un film girato su pellicola e questo dimostra una cura tecnica indiscutibile. L’ambientazione è coinvolgente, i costumi e i dettagli sono minuziosamente studiati e realizzati e la colonna sonora è stata creata dall’indiscusso maestro Ennio Morricone il cui genio e talento sono stati premiati con il premio Oscar.

In conclusione, Tarantino ha optato in questo film per un genere amato quale il western aggiungendovi quella sua caratteristica (forse eccessiva) di violenza e impeto che lo avvicinano in un certo senso anche al genere horror e splatter. Un film da vedere per la sua imprevedibilità ma che forse solo intenditori ed estimatori possono comprendere nella sua essenza.