Cultura | 28.03.2016

Decameron 2.0

Text by Roberto Borrello | Photos by Andrea Pirrello
Lo scorso febbraio, Stefano Accorsi ed altri cinque attori hanno portato sul piccolo palco del Teatro Sociale di Bellinzona una parte del capolavoro di Giovanni Boccaccio: "Decamerone - vizi, virtù, passioni", questo il titolo della pièce. Di seguito la nostra opinione.    
Gli attori al completo.
Immagine: Andrea Pirrello

Lo spettacolo, adattato e diretto da Marco Baliani, è parte di un progetto più ampio: l’intenzione della compagnia teatrale, infatti, è quella di portare sotto i riflettori i capolavori di altri due grandi artisti della lirica italiana: l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e Il principe di Niccolò Macchiavelli. Il “Progetto Grandi Italiani» – questo il nome – ha già dato vita, l’anno passato, alla rappresentazione scenica intitolata il Furioso Orlando.

Contesto e trama

L’obiettivo non era quello di ottenere una trasposizione completamente fedele al testo boccaccesco; del resto, il fatto stesso di essere all’interno di un teatro aveva le sue limitazioni. Gli attori (tre uomini e tre donne) avevano a loro disposizione solo alcuni (pochi) abiti di scena, riutilizzati in vari modi voltandoli e indossandoli in maniere sempre differenti; con loro, sul palco, anche un furgoncino (ovviamente fittizio), il quale, al bisogno, si trasformava in finestra, convento, pulpito, trono e altri scenari.

Ovviamente, non tutte cento le novelle della raccolta potevano far parte dell’esibizione: sette sono state quelle scelte, tra le quali erano presenti alcune delle più suggestive e famose, come quella di Lisabetta da Messina o quella del finto sordomuto e le sue vicende in un convento. Ma la parte più interessante non riguardava tanto le storie raccontate, le quali non si discostavano di molto da quanto messo su carta dalla mano del Boccaccio; l’elemento più innovativo è stato invece la cornice all’interno della quale le storie venivano narrate: se nella versione originale il motivo che dava adito alla fuga dei narratori dalla realtà cittadina era la mortifera peste che attediava Firenze e il resto d’Italia, nello spettacolo teatrale invece la pestilenza era di stampo civile e morale, specchio di una civiltà e dei suoi valori sempre più alla deriva: politici corrotti, guerre futili e continue, esistenze basate su reality show e rotocalchi.

Un VIP…

Bisogna essere franchi: probabilmente più della metà degli spettatori era in sala esclusivamente per la presenza di Stefano Accorsi. E del resto non è questo un motivo di biasimo nei confronti di nessuno; non si può negare che l’attore bolognese non sia uno dei più bravi nel suo campo, al giorno d’oggi. Vero che spesso, nelle interpretazioni e nei ruoli su grande e piccolo schermo, i suoi personaggi rischiano di richiamarsi l’uno con l’altro, e il risultato a volte sembra essere quello di una recitazione un po’ troppo monotona e ogni volta identica. Proprio per questo alcuni esperti del settore non esitano a definirlo un «caratterista», cioè un attore che si contraddistingue, nei suoi ruoli, per avere sempre gli stessi tratti fisici, comportamentali e di espressione. Tralasciando un’eventuale discussione al riguardo, è stato comunque interessante poter osservare Stefano Accorsi in veste teatrale; a nostro giudizio, ha saputo esprimere qualcosa che in televisione poche volte è riuscito a dimostrare (forse anche per via dei ruoli assegnatigli): nel ruolo di capocomico del gruppo, è stato piacevole vederlo non nelle veci dell’eterno dannato, dell’uomo di successo o del tipico amante, ma maschera di personaggi più leggeri, frivoli, spontanei, senza troppe pesantezze intime e psicologiche.

Ma c’è un «ma». Il punto negativo della serata è stato proprio una parte della sua recitazione. Non ci si fraintenda: Accorsi è e rimane un artista di grande livello; ma quando si è trattato di recitare in siciliano, qui i limiti della star emiliana si sono fatti sentire più che per gli altri attori. Possiamo concluderne che il più famoso degli artisti sul palco è sicuramente una punta di diamante del teatro e del cinema italiano, ma che forse sarebbe meglio abbinare solo a ben determinati tipi di anelli.

…e cinque non-VIP

Molto apprezzata l’interpretazione degli altri attori; sebbene godessero di meno fama, hanno sicuramente dimostrato che non solo nel mondo della tivvù si possono trovare grandi artisti. Al contrario, sarebbe stato forse più equo porre in primo piano anche il loro nome, sulle varie locandine dello spettacolo. Dai ruoli comici a quelli più drammatici, hanno saputo portare sul palco tante emozioni e tante risate, riuscendo a passare egregiamente da una maschera all’altra, e dando alla loro interpretazione lo stesso valore assunto da quella di una star del cinema italiano.