Società | 20.02.2016

Scandalo dropbox

Era un mese fa. Il 25 gennaio scorso in Ticino scoppia un vero e proprio scandalo: entinaia di foto di ragazze ticinesi nude o in costume circolano via whatsapp in tutto il cantone. Scatti erotici e privati di ragazze anche minnorenni. Sconcertante sì, ma imprevedibile? Come si è arrivati a questo? Il commento di Sebastiano Cassina.
Fotografie senza veli
Immagine: Miranda Prosperi

Lunedì 25 gennaio, Ticinonline ha pubblicato la notizia: esiste, esisteva, un portale dropbox colmo di ragazzine ticinesi riprese in foto provocanti o addirittura pornografiche. I contenuti erano catalogati con nomi e cognomi delle interessate. Il collegamento al dropbox circolava sui dispositivi mobili tramite whatsapp e al momento non si hanno stabilito la portata e le proporzioni del fenomeno. La sezione informatica delle forze dell’ordine ha agito prontamente, annunciando di avere disattivato il link. Evidentemente, ciò non significa che i contenuti siano stati cancellati. Il responsabile, o i responsabili, sono tutt’ora in possesso del materiale che potenzialmente potrebbe essere nuovamente divulgato. Il seguente articolo non si propone di fornire ulteriori informazioni sul fatto, bensì è un tentativo di interrogare le possibili cause che hanno portato alla realizzazione di questa preoccupante raccolta.

Le reazioni

Tutti i canali di comunicazione hanno riportato la notizia, spesso chiedendo opinioni da diversi esperti in materia. Leggendo questi articoli sono frequenti termini come sexting e cyberbullismo. In effetti, alcune immagini saranno state sicuramente inviate in un contesto di scambio di foto intime, ma non si può utilizzare il termine, riduttivo, di sexting per descrivere la creazione di un database contenente più di 100 foto di una trentina di ragazze, tutte destinate a raggiugere più persone e nel quale vi sono scene pornografiche. Peraltro, si suppone che parte di queste ragazzine siano minorenni.

Difficile anche parlare di cyberbullismo, le immagini raccolte in questo modo non erano certo destinate a ricattare o praticare una qualche forma di pressione psicologica, lo scopo doveva essere proprio quello di accumulare più materiale possibile. In un articolo, una voce autorevole segnala questo avvenimento come un episodio in controtendenza, in quanto i casi dei citati sexting e cyberbullismo stanno statisticamente diminuendo. Si potrebbe però considerare la presenza di questo database sotto una luce diversa: la creazione di questo dropbox sotto certi aspetti rispecchia una tendenza che sui social network ha preso sempre più consistenza da ormai diverso tempo.

#escile

Pubblicare foto senza veli sui social network, possibilmente senza mostrare il volto, ma cercando di raggiungere il massimo numero di persone. Sebbene in anonimo, gli scatti più espliciti non li si inviano al fidanzato, ma li si regalano agli amministratori di pagine che contano followers nell’ordine di decine, o centinaia, di migliaia. Queste foto vengono poi pubblicate in blocco dalle pagine ottenendo un riscontro impressionante da parte degli utenti del social. Inizialmente a mostrarsi erano state alcune modelle, le quali tra l’altro vengono pagate per posare in scatti sensuali, ma in seguito i ragazzini, e le suddette pagine, hanno cominciato a tentare di ottenere immagini simili da ragazze qualunque: «qualunque» s’intende proprio che chi fosse la ragazza non importa, l’unica obiettivo e convincere qualcuna a farsi uno scatto e renderlo pubblico.

Insomma, le caratteristiche pubblica e social, relativa alla condivisione, del famigerato dropbox che ha scosso la sensibilità del cantone negli ultimi giorni sono almeno in parte riconducibili alla moda appena descritta. Dunque, sembra ragionevole considerare la collezione di foto di ragazzine un’espressione estrema, e pure un po’ psicopatologica, della moda «dell’uscirle».