Politica | 05.02.2016

L’odio dello Stato Islamico

Text by Giulia Petralli | Photos by Giulia Petralli
Il fosforo bianco è stato usato dagli USA durante la guerra in Irak. Tra le zone colpite vi è la città di Falluja. È una coincidenza che Falluja sia la città natale di Abu Bakr al-Baghdadi, attuale capo dello Stato Islamico? Analisi e commento di Giulia Petralli.
Bomba di fosforo bianco
Immagine: Giulia Petralli

Falluja (Iraq), novembre 2004. Furia del fantasma, è con questo nome che prende il via una della operazioni più virulente della guerra contro l’Iraq. Willy Pete è invece quello che nel gergo militare si usa per definire il fosforo bianco, una molecola che uccide se ingerita o inalata, mentre prende fuoco se a contatto con particelle d’acqua. Sebbene non sia classificata come arma chimica le sue proprietà ricordano quelle del Napalm, arma chimica, questa, di cui è stato vietato l’impiego nel 1980 da una convenzione dell’ONU, dopo la guerra del Vietnam. Divieto che, non è stato rispettato dagli Stati Uniti durante l’operazione Furia del fantasma e crimine, tra altri, per cui era stato recriminato Saddam Hussein nel 1988, quando utilizzò gas al cianuro sulla città curda di Halabja.

 

Fosforo bianco a Falluja

A Falluja, il fosforo bianco fu lanciato sottoforma di bomba, ma a differenza di quelle cui siamo abituati sentire, queste ti corrodono il corpo poco alla volta, fino alle ossa, lasciando intatti solo i vestiti. La corrosione della carne è accelerata, quando per razione ci si bagna per fermare la tortura.

Parlare di numeri è freddo e scorretto, una sola vita erosa in questo modo è abbastanza da definirlo un crimine contro l’umanità, è abbastanza per classificarlo come massacro.

Quest’avvenimento storico, poco conosciuto dall’opinione pubblica non serve a fare la morale. Serve invece per porre una domanda, con cui non si vuole giustificare nessuno, ma semplicemente capire se esiste una casualità con gli avvenimenti che ne sono scaturiti.

È una coincidenza che Falluja sia la città natale di Abu Bakr al-Baghdadi, attuale capo dello Stato Islamico?

 

Dopo Falluja nacque lo Stato Islamico dell’Iraq, un’organizzazione guerrafondaia con radici ideologiche ben più longeve del 2004. Un’associazione terroristica nata dall’odio condiviso tra i suoi militanti, l’odio verso chi ha invaso le sue terre con la forza per motivi propriamente economici, piuttosto che filantropici: l’Occidente. Un club di armi, soldi, potere e droghe composto da soci riuniti da quello che doveva essere l’unico scopo – scacciare gli occupatori – smarrito oggigiorno per strada e allargatosi all’eliminazione di tutti coloro che ne sono stanziati al di fuori: gli infedeli.

 

Odio condiviso in Occidente

Un odio che però è diventato reciproco anche laddove la democrazia è di casa, nel luogo in cui è diventato essenziale come l’ossigeno per il fuoco. Un odio che da foga alla spirale infinita della guerra. Un odio alimentato dai politici e dai mass media, da chi, per intenderci, scatena Falluja e da chi non ne parla.

La «terza guerra mondiale», di cui tanto si narra, non sarà altro che una profezia auto-realizzatrice se non si comincia ad andare a fondo alla questione cernendo con cura le sentenze interessate ed emanate da un tribunale di fomentatori. Liberare menti apatiche e viziate da paura e odio, iniziando a chiedersi cosa sta succedendo, a causa di chi o piuttosto per cosa, ma soprattutto definire chi sono i veri terroristi, è lo scudo iniziale contro la catena di montaggio per il soldato perfetto.

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