Cultura | 25.01.2016

Quando costruire coi Lego diventa arte

Text by Adarsh Sitapati | Photos by Nathan Sawaya
«Smettila di giocare coi Lego e comincia a lavorare.» Probabilmente non ci sono genitori che dicono ai loro figli tali parole. Se invece è il caso, un esempio vivente li può smentire: le opere d'arte dell'artista statunitense Nathan Sawaya.
Immagine: Nathan Sawaya

Per l’artista statunitense Nathan Sawaya costruire coi Lego è diventato il suo pane quotidiano. Fin da quando era piccolo, ha avuto la passione per i mattoncini multicolori con cui si possono costruire svariati oggetti. Crescendo, poi, si è trovato anche lui nella situazione di dover lasciar da parte la propria passione per pensare al proprio futuro e dedicarsi a qualcosa di ‘serio’.

Sawaya decide di studiare diritto e dopo qualche anno di esperienza lavorativa come avvocato decide di trasformare il suo hobby serale ricreativo in un mezzo per esprimere idee. L’eco di questa idea pionieristica si sparge e le prime compagnie lo chiamano per usare le sue creazioni nelle loro campagne promozionali. Oggi le sue opere sono esposte in tutto il mondo nella sensazionale mostra itinerante The Art of the Brick.

Stati d’animo costruiti con i mattoncini

Appena s’incontra la prima opera, quella che può sembrare una visita per bambini si trasforma in un viaggio incredibile in cui i Lego perdono la loro funzione ludica e diventano un mezzo per esprimere arte. Tra le realizzazioni si possono trovare le versioni Lego di opere d’arte di fama mondiale come il Davide di Michelangelo, La Notte Stellata di Van Gogh o l’Urlo di Edward Munch, solo per citarne alcune. Oltre ad una riproduzione fedele, l’artista è riuscito a conferire tridimensionalità a dipinti storici. Una sezione è stata dedicata a un progetto in cui delle sculture di Lego si sono integrate nel realismo delle fotografie a tal punto che è difficile individuare le sue costruzioni all’interno dell’immagine.

Ma la parte che più colpisce è la sezione in cui l’artista rappresenta situazioni di vita o stati d’animo attraverso delle figure surreali di una sensazionale capacità espressiva. L’idea di poter creare delle forme curve usando dei mattoncini cubici è incredibile, ma con la giusta disposizione degli elementi e con la giusta illuminazione tutto è possibile. Il complimento più grande che ha ricevuto l’artista è arrivato da una madre che ha pianto guardando l’opera chiamata My Boy, in cui un genitore tiene tra le braccia il cadavere di suo figlio.

Oltre ai messaggi impersonificati in ogni sua opera, Nathan Sawaya ha un messaggio rivolto a ognuno di noi:

«I sogni son costruiti… un mattone dopo l’altro»