Politica | 05.12.2015

Raddoppio del Gottardo, dibattito al Politecnico di Zurigo

Il 28 febbraio 2016 decideremo se costruire o meno un secondo tunnel autostradale sotto il San Gottardo. Il 26 novembre, al Poli di Zurigo, gli studenti ticinesi hanno cercato di farsi un'opinione a riguardo.
Il nuovo tunnel sotto i riflettori al Politecnico di Zurigo.
Immagine: Martino Oleggini

Il 28 febbraio prossimo la popolazione svizzera sarà  chiamata a votare in merito alla costruzione di un secondo tunnel autostradale sotto il massiccio del San Gottardo. Il raddoppio del San Gottardo è un tema complesso, che – soprattutto in Ticino – genera opinioni contrastanti e dibattiti spesso accessi sin dall’inaugurazione del primo tunnel, il 5 settembre 1980.

 

È un tema, poi, che tocca da vicino una parte della popolazione ticinese che il massiccio del San Gottardo lo affronta con cadenza più o meno regolare: gli studenti universitari. È infatti per parlare agli studenti ticinesi a Zurigo che il 26 novembre scorso due sostenitori e due oppositori del raddoppio hanno preso posto accanto a un moderatore in un affollato auditorium del Politecnico federale di Zurigo.

 

L’essenziale in breve

Facendosi strada tra le risposte evasive e le reazioni infervorate tipiche di queste occasioni, il moderatore Gianni Righinetti, caporedattore del Corriere del Ticino, ha cercato di guidare la discussione su binari che toccassero tutti gli aspetti della problematica, presentando così una panoramica del problema.

 

In breve, il problema risiede nelle cattive condizioni dell’attuale tunnel che, dopo 35 anni di servizio, necessita di un risanamento. La costruzione di una seconda canna è la soluzione che il Consiglio Federale ha proposto per evitare che il Ticino resti escluso dalla rete autostradale nazionale durante i lavori di risanamento e adeguamento – della durata stimata di circa 1000 giorni. Appellandosi alla protezione delle Alpi sancita dall’art. 84 della Costituzione – che vieta l’aumento delle capacità  delle strade sull’asse del San Gottardo – i contrari alla seconda canna hanno però lanciato un referendum, chiamando perciò il popolo ad esprimersi.

 

Gli argomenti dei sostenitori: sicurezza, lungimiranza e rispetto per il Ticino

È il tema della sicurezza a tenere banco per gran parte del dibattito. L’attuale canna accoglie infatti traffico bidirezionale e costituisce, secondo l’ingegner Carlo Mariotta, un pericolo costante: «In 35 anni abbiamo avuto un solo incidente maggiore – quello del 24 ottobre 2001, che causò 11 morti – ma siamo stati molto fortunati». La costruzione di una seconda canna porterebbe dunque, secondo i suoi sostenitori, a un aumento della sicurezza, permettendo di far circolare il traffico in modo unidirezionale. Il problema del conseguente aumento del traffico, invece, non preoccupa Mariotta, che ricorda come già  oggi l’asse del Gottardo abbia un margine di capacità , che non viene sfruttato se non nei periodi di punta.

 

Per Marco Romano, consigliere nazionale PPD, è una questione di lungimiranza, ma anche di rispetto e di parità  di trattamento: «Il risanamento è necessario oggi e lo sarà  di nuovo tra 30 anni; se non approviamo il raddoppio oggi il problema si ripresenterà . Inoltre – prosegue Romano – è impensabile isolare – dal punto di vista della rete autostradale – una regione che conta 300’000 abitanti dal resto della Svizzera. Strada e ferrovia non sono in competizione, ma sono vettori complementari e per questo entrambe necessarie».

 

Gli argomenti degli oppositori: salute, politica di trasferimento e sicurezza non garantita

Non è d’accordo circa l’aumento della sicurezza Fabio Pedrina, ex consigliere nazionale per il PS e presidente dell’Iniziativa delle Alpi: «Una seconda canna eviterebbe gli scontri frontali all’interno del tunnel, ma non è detto che sull’intero asse il bilancio sarebbe positivo: più capacità  porta più traffico, e più traffico significa più incidenti, soprattutto all’esterno delle gallerie». È poi una soluzione che boicotta la politica di trasferimento su rotaia del traffico merci voluta dall’Iniziativa delle Alpi, portata avanti a un anno dall’apertura del tunnel di base di Alp Transit con una malizia che, secondo Pedrina, «fa ridere anche i più ingenui».

 

L’avvocato Renzo Galfetti, dichiaratamente indipendente da affiliazioni politiche, conferma che la costruzione di una seconda canna contravverrebbe all’art. 84 e andrebbe perciò sottomessa all’approvazione di popolo e cantoni, previa iniziativa popolare. Da «momò DOC DOC», poi, ricorda che l’attuale situazione viaria nel mendrisiotto è insostenibile e causa «una percentuale di bronchiti croniche, polmoniti e tumori ai polmoni superiore al resto della Svizzera. Ogni veicolo in più – sostiene – aggrava ulteriormente la situazione».

 

La parola agli studenti

Dopo il dibattito, per gli studenti è tempo di discutere e scambiare opinioni durante l’aperitivo organizzato dall’Associazione degli Studenti Ticinesi a Zurigo (ASTAZ) in collaborazione con Matasci Vini. Una studentessa di scienze politiche si dichiara contraria al raddoppio: «è una questione di coerenza; voglio garantirmi il mio futuro e votare sì al raddoppio significa boicottare la politica di trasferimento, che porta a un Ticino più sostenibile». Guarda al futuro anche uno studente di ingegneria ambientale, secondo cui «costruendo un secondo tubo pecchiamo in lungimiranza: la sicurezza non sarà  più un problema tra 30 anni, quando le auto si guideranno da sole». Uno studente di diritto è invece favorevole a una seconda canna e non la vede in competizione con la politica di trasferimento: «se c’è la volontà  politica di trasferire i camion su rotaia, allora una seconda canna non cambia nulla». C’è poi chi, uno studente di scienze della salute e tecnologia, si dichiara indeciso: «non voglio sentirmi responsabile per i futuri incidenti, ma non mi fido di chi afferma che non ci sarà  un aumento della capacità ».

 

Su una cosa sono però tutti d’accordo: occasioni come questa sono estremamente informativi e utili per chi, come gli studenti d’oltralpe, osserva il dibattito politico da lontano. Indipendentemente dal risultato finale della votazione, coinvolgere chi vive nel resto della Svizzera può essere – nell’opinione di chi scrive – un modo di allargare il dibattito oltre i confini cantonali e rendere attenti i connazionali svizzero-tedeschi e romandi a una problematica che li tocca meno da vicino. A pochi giorni dall’elezione del nuovo Consiglio Federale, il ruolo del Ticino nella scena politica elvetica passa anche attraverso il tunnel del San Gottardo.