16.11.2015

Un concerto lungo oltre vent’anni

Text by Roberto Borrello | Photos by Wikipedia
Anche quest'anno il cantante di Pavia si è impegnato nell'ennesimo tour, dopo l'uscita del suo dodicesimo disco in studio (il sesto da solista), "Astronave Max". Siamo andati a sentirlo nella vicina capitale lombarda.
Max Pezzali.
Immagine: Wikipedia

Luci a San Siro…

No, la celebre canzone di Vecchioni non ha molto a che vedere con l’esibizione di cui tra un po’ parleremo, se non per la suggestiva immagine che egli fa della città  della Madonnina: è infatti a Milano, metropoli non tanto distante dalla sua natale Pavia, che Massimo “Max” Pezzali ha deciso di tenere il suo concerto. Pochi minuti dopo le sei di sera siamo già  nel parcheggio antistante il palazzetto sportivo dove avrà  luogo il concerto; il tempo di mangiare un panino e poi via, in colonna in attesa di poter entrare e conquistare anche noi il nostro metro quadrato di gloria per riuscire a goderci in maniera più che soddisfacente la serata.

 

Che lo show abbia inizio

Lo spettacolo comincia qualche minuto dopo le 21. I primi brani, com’era giusto che fosse, fanno parte dell’ultima fatica discografica del cantante pavese. Ma non passa molto prima che Max rispolveri qualcuno dei tanti successi che hanno segnato la sua lunga carriera musicale. Già , perché proprio questa è forse una delle sue caratteristiche principali: dal 1989 ad oggi è difficile trovare qualcuno che non conosca almeno uno dei suoi testi più famosi; volenti o nolenti, tutti ne siamo stati influenzati in un qualche modo. Hanno ucciso l’uomo ragno, Nord Sud Ovest Est, Come mai, Gli anni… (solo per citarne alcuni): non vi dicono nulla questi titoli? Dai ragazzini di quindici anni fino ai loro nonni, da chi solitamente ascolta gruppi metal o hard a quelli che invece s’intendono di musica lirica: nell’universo di Pezzali (o degli 883) ci siamo finiti tutti, anche se poi alcuni preferiscono i pezzi dei primi anni mentre altri le ballate del periodo più maturo.

 

Tutto, ma proprio tutto (o quasi)

Uno dei pregi di questo concerto è stato proprio quello di non lasciare fuori nulla. Max ha cercato di proporre il maggior numero di canzoni possibile, in un’esibizione di due ore e mezza piene (se non di più). Per fare ciò si è avvalso anche del supporto della tecnologia e di un DJ, un escamotage ben riuscito e soprattutto ben pensato: nei brevi momenti di pausa in cui l’ex-883 si concedeva di rifiatare dietro le quinte, infatti, sul palco venivano riproposti al pubblico vecchie e nuove hit (o scorci di queste) della sua ex band e del suo periodo da solista, riuscendo quindi a colmare quel buco di canzoni che in caso contrario sarebbero rimaste fuori dalla scaletta. Ce n’è stato quindi per tutti i gusti e per tutti i tempi.

 

Il tempo passo per tutti lo sai

Forse l’unica nota negativa della serata è proprio questa. Max Pezzali è ormai vicino alla fatidica soglia dei cinquant’anni; con tutta la buona volontà  che può metterci, la sua voce non è più quella di quando aveva poco più di vent’anni, e in certi brani (soprattutto quelli dei primi album) questo è un fatto evidente. Ma ciò nulla toglie al fatto che le sue canzoni – semplici, senza troppe pretese e genuine – portano con sé una valanga di emozioni e di ricordi di cui difficilmente ci si riesce a liberare.

 

Una piccola sorpresa

E proprio quando il concerto sembrava svolgersi e concludersi nel più classico dei modi (diciamocelo: non stiamo parlando proprio del tipo di cantante a cui si ascrivono grandi gesti eclatanti durante i suoi spettacoli) il cantautore lombardo tira fuori il coniglio dal suo cilindro. A luci spente, in un momento in cui tutti pensavano che ormai la fine del concerto fosse vicina, l’artista e i suoi musicisti ritornano da dietro le quinte: sono tutti muniti di strumenti acustici, seduti su sgabelli posti nella parte anteriore del palco, vicini tra loro ma soprattutto ai fan. Questo, parafrasando lo stesso Max, per cercare un contatto più intimo con il pubblico. Quindi ancora qualche canzone, stavolta però cantata soprattutto dagli spettatori a Pezzali, che quasi sempre inizia il brano per poi lasciare alla folla il compito (e l’onore) di cantare a lui i suoi stessi testi.