Politica | 30.08.2015

I confini della sfera privata

Quando la sicurezza nazionale va messa in primo piano e quando, invece, è la libertà  dell'individuo che deve essere tutelata?
Si cerca un accordo.
Immagine: Christof Kleger

Sono delle domande all’ordine del giorno, queste, con la recente revisione totale della Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (LSCPT). Un tema spinoso che va a toccare l’ambito dell’etica, e sul quale si è chinata la Sessione dei giovani, svoltasi a Berna dal 27 al 30 agosto.

 

La legge in concreto

Un adeguamento del servizio di sorveglianza federale dello scambio di dati – cartaceo e virtuale – alle attuali tecnologie. Questo è concretamente ciò che è stato approvato dal Parlamento il 17 giugno di quest’anno. Adeguamento che, però, comporta delle modifiche nette riguardanti la protezione dei dati.

 

Così, per dare un esempio pratico, i pubblici ministeri, in caso di procedimenti penali, potranno leggere il contenuto del traffico di dati criptato, per mezzo dei cosiddetti -˜trojan statali’. Oppure, ancora, i dati personali verranno conservati per più tempo – si passa dalla durata attuale di sei mesi a un anno. Delle misure considerate da molti come estremamente invasive.

 

Prima che la legge possa entrare in vigore, entrambe le Camere devono accordarsi su alcuni punti. Alla Sessione dei Giovani, abbiamo seguito da vicino le discussioni di un gruppo italofono.

 

Botta e risposta senza fine

Sin dalle prime ore, la questione della protezione dei dati divide nettamente i ragazzi. Risultato: si creano due gruppi dalle idee diametralmente opposte. «Con la revisione della LSCPT verranno prese delle misure eccessive. Si potrebbero cercare altri metodi meno invadenti» comincia Domenico Serravalle, 20 anni, di Gambarogno. «Le misure prese non sono esagerate!», risponde dal canto suo Giaele Maggetti, 17 anni, di Cavigliano. «Ormai il terrorismo non è più un fenomeno lontano, anzi. Queste misure permetterebbero semplicemente alla Svizzera di essere un paese al passo coi tempi, recuperando gli Stati Uniti, ad esempio, in materia di sicurezza nazionale». «Sì, ma si tratta di uno sforzo irrilevante», ribatte immediatamente Domenico, sostenendo che «un terrorista è a conoscenza del fatto che potrebbe essere sorvegliato, dunque sarà  attento e troverà  altri modi per sviare i trojan statali».

 

La discussione si accende, i ragazzi argomentano, c’è chi comincia a gesticolare nella foga del momento. La palla continua a balzare da chi considera intoccabile la libertà  del singolo, a chi è invece disposto a dare la precedenza alla sicurezza collettiva. Il dibattito si protrae ancora a lungo.

 

Così, ancora, per Giaele un politico non può -˜arrendersi’ davanti alla minaccia terrorista, ma deve tentare di fare qualcosa. In questo caso i trojan sono l’unica opzione possibile. Domenico continua a esprimere la sua preoccupazione. Teme un abuso, e non ritiene corretto che lo Stato possa controllare chi voglia. «Se si è sospettati si è subito monitorati. Ma quali sono allora i criteri per essere definito sospetto?» si chiede in seguito. Giaele ricorda immediatamente che per installare un trojan statale nel computer serve l’approvazione di un consigliere federale e due funzionari, nei quali si deve avere fiducia. «Altrimenti non ci si può più fidare di nessuno, dal medico di famiglia al venditore», aggiunge.

 

Una questione di limiti

E, tra botte e risposte, sembra che i due ragazzi, e con loro i compagni, non riescano a trovare un accordo. Vi è però un piccolo pezzo di terreno comune sul quale i due gruppi, alla fine, concordano. Si tratta perlopiù di definire dei concetti. Come segnare i limiti della sfera privata? Quali sono i paletti che non si possono oltrepassare? Sono domande alle quali i ragazzi non sanno dare una risposta concreta. «La questione è densa di valori morali», affermano i giovani, sostenendo poi che «prima ancora di prendere posizione bisognerebbe tracciare delle linee di confine univoche».

 

Prenderà  dunque la forma di una petizione la proposta che il gruppo ha elaborato. Indirizzata alla Commissione di Sicurezza, chiede che le nuove leggi applicate in materia d’intercettazioni, di comunicazione e di servizi d’informazione presentino dei rapporti di efficacia o di eventuali abusi a cadenza quinquennale. Questo per permettere al Parlamento e alle Commissioni di verificare se la legge entrata in vigore è davvero utile e se è proporzionata allo scopo.

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