Cultura | 23.06.2015

Un re a Basilea

Text by Chiara Baffelli | Photos by Wikipedia.
The Lion King, il musical che continua a stupire il pubblico di tutto il mondo, è arrivato anche in Svizzera, al Musical Theater di Basilea. Il musical, un adattamento del film amato da tutti, dà  nuova vita al classico Disney. Noi di Tink lo abbiamo visto e recensito per voi.
Rafiki, intepretato da Ntsepa Pitjeng.
Immagine: Wikipedia.

The Lion King debuttò a Minneapolis nel 1997, appena tre anni dopo l’uscita nelle sale del omonimo e applaudito film di animazione. Approdato a Broadway appena un anno dopo, ricevette un’accoglienza grandiosa, sia da parte dei critici che da parte del grande pubblico, e ben sei Tony Awards, i premi Oscar del mondo teatrale.

 

La ricetta per il successo

Il musical contiene tutti gli ingredienti per un grande successo: basta aggiungere alla trama, quella dell’amatissimo cartone Disney, che ancora oggi detiene il record di incassi per film di animazione, gli adattamenti musicali di Elton John, il ritmo frenetico e seduttivo della leggenda africana Lebo M. e un insieme di costumi e luci spettacolare. Il risultato? Un’esperienza teatrale che nemmeno un film in 3D può superare.

 

Non per niente è in scena ancora oggi, ben diciotto anni dopo il suo debutto, meritandosi un posto tra gli spettacoli più a lungo rappresentati a Broadway (al primo posto si trova The Phantom of the Opera, in scena dal 1988).

 

Dagli Usa a Basilea

A partire da marzo, il tanto amato musical è arrivato anche in Svizzera, al Musical Teather di Basilea. Una curiosità : nel cast è presenta anche una svizzera, Melina M’Poy, che interpreta Nala, la giovane leonessa amica di Simba, il protagonista.

 

La trama segue, ovviamente, la storia già  vista sui grandi schermi. Alcuni cambiamenti sono presenti, dettati soprattutto dal diverso mezzo di rappresentazione: ciò che funzionava in TV non sempre si traduce bene sul palco. L’unica grande modifica riguarda Rafiki, il saggio babbuino, interpretato qui da una donna. A detta dei produttori, la scelta è dettata dalla voglia di introdurre una figura femminile forte, figura che mancava nel classico Disney. Questa e altre (minori) differenze non pesano però sulla trama, che rimane virtualmente la stessa.

 

La melodia della savana

Prima che inizi lo spettacolo, nella sala, completamente piena, risuonano già  rumori della savana e si sentono grida di animali in lontananza; già  ci si sente trasportati un altro mondo. Quando le luci, finalmente, si abbassano, una voce risuona nel buio. È Rafiki (interpretato da Ntsepa Pitjeng), e la melodia è quella di Circle of Life. Poi, all’improvviso, altre voci, provenienti da ogni dove, si aggiungono, creando un’armonia di ritmi. Gli attori sono ovunque: sulle balconate, entrano da porte secondarie e sfilano in mezzo al pubblico. Sul palco, la savana prende vita sotto gli occhi degli spettatori, che esclamano di sorpresa: dalla gradinata stanno entrando elefanti a dimensione reale.

 

Costumi, tra uomo e animale

La cosa che forse più colpisce sono i costumi, geniali nella loro semplicità . Vari oggetti – pali, ruote, maschere ma anche una bicicletta – vengono usati per ricreare le sembianze animali. Quelle che sembrano due alte giraffe sono in realtà  uomini in equilibrio su quattro pali. I costumi, non nascondendo del tutto le fattezze umane, creano un doppio punto focale – l’uomo, e l’animale –, che risulta disorientante e affascinante allo stesso tempo.

 

Scene spettacolari e canzoni emozionanti si susseguono una dopo l’altra, per due ore, la lunghezza del musical, senza stancare mai. Il tempo vola e, una volta finito, non si vorrebbe lasciare la colorata savana per tornare in una piovosa Basilea.

 

The Lion King sarà  rappresentato al Teatro Musicale di Basilea fino alla fine dell’anno.