Politica | 25.05.2015

Un’altra pagina di politica

Text by Roberto Borrello | Photos by Wikimedia.
Partiti che perdono e partiti che vincono, gente che entra e gente che esce, promesse mantenute e promesse da mantenere: andiamo a scoprire cosa è cambiato nei due organi principali che più di tutti devono rappresentarci all'interno della "macchina Stato". Il commento di Roberto Borrello.
Per i prossimi quattro anni i giochi sono fatti.
Immagine: Wikimedia.

I fatti in breve

Il 19 aprile 2015 si sono eletti i nuovi parlamentari di Governo e Parlamento. Pochi i cambiamenti a seguito di questa tornata elettorale: sia nell’esecutivo che nel legislativo la ripartizione dei seggi è rimasta praticamente invariata. Due i cambiamenti principali: il cambio di testimone, nell’esecutivo, da Christian Vitta a Laura Sadis; e il sorpasso dei liberali-radicali ai danni della Lega in Gran Consiglio.

 

Donne, du du du

Dopo vent’anni di presenza continua, per il prossimo quadriennio all’interno dell’esecutivo non siederà  nessuna donna. Senza nulla togliere ai ministri (ri)eletti, non si possono trascurare alcune considerazioni.

 

Innanzitutto è innegabile che donna e uomo agiscono e pensano in maniera differente; un tocco femminile in governo certo non avrebbe guastato. Ma perché le donne non vengono votate? Di già  bisogna considerare che all’interno delle varie liste la presenza maschile era di gran lunga maggiore, riducendo così le possibilità  di potersi esprimere a favore delle donne.

 

Quindi forse, più che ai votanti, le colpe sono da attribuire ai vertici dei partiti: i tempi sono maturi per assumersi quel carico di coraggio e di responsabilità  in più e cercare di dare maggiore spazio ai volti femminili. E se poi il problema è dovuto alla mancanza di militanti, allora è sempre compito dell’élite politica attirare nuove simpatizzanti.

 

Certamente anche la società  deve cambiare e rendersi più aperta a un’ulteriore apertura politica verso le donne: bisogna dimostrare e gridare a gran voce che le possibilità  ci sono equamente anche per loro, e che non è inutile cercare di mettersi in gioco. Anzi.

 

Quel colosso chiamato Lega

Ha sorpreso tutti la Lega dei Ticinesi, che è riuscita a consolidare la propria forza; e questo nonostante la scomparsa del Nano. C’è da chiedersi se non sia stato da ingenui credere che la morte di uno solo dei suoi rappresentanti, seppur il più simbolico, potesse far perdere davvero tanti voti. Nonostante la forte demagogia, un tale successo è da attribuire anche alle sapienti mosse dei vari militanti e all’insufficienza politica degli avversari politici.

 

Prova di ciò è stato il successo ottenuto da Claudio Zali: nonostante sia entrato da subentrante è riuscito a battere i risultati ottenuti quattro anni fa da Borradori. Come? Non con le campagne elettorali, bensì intervenendo sui posteggi abusivi utilizzati dai frontalieri: problema presente in una parte di territorio che poteva assicurargli un elevato numero di voti. Fatti e non parole, dunque.

 

Poi ha contribuito anche il fatto che gli altri partiti da tempo sono a corto di idee, e il carisma con cui provano a suggerire delle novità  è comunque fiacco. L’unico che potrebbe essere salvabile è il presidente del PLR Cattaneo, che ha tentato di avanzare qualche proposta, anche se forse un po’ troppo azzardata.

 

I peggiori fra tutti forse sono i Verdi: ultimamente sembrano solo una bandieruola che segue il vento che soffia più forte, cambiando di continuo il proprio orientamento (si pensi al voto del 9 febbraio 2014). È inoltre notizia di questi giorni il lancio di un ultimatum da parte di alcuni membri (tra i quali Greta Gysin) all’indirizzo della presidenza del partito.

 

Giovani, fatevi avanti

Se c’è qualcuno che davvero manca all’interno del nostro parlamento, questi siamo noi giovani. Non facciamoci scoraggiare, e non smettiamo di credere nella politica. Anzi, proprio in un paese come il nostro è d’obbligo non solo dare fiducia alle istituzioni che ci rappresentano, ma cercare di intervenirvi il più possibile, magari con tanta voglia di mettersi in gioco.

 

Se noi per primi non dimostriamo ai partiti e ai “grandi” che è giusto darci una possibilità , difficilmente ci verrà  regalata standocene con le mani in mano. Quindi rimbocchiamoci le maniche, e mettiamoci bene in testa che il nostro destino (politico) deve dipendere da noi, e non da altri.