Cultura | 27.04.2015

Incontro a quattro…mani

Celebra il 15esimo di attività  la scuola "Il Pianoforte Magico" di Bellinzona, della pianista concertista Elena Pressacco. Martedì 21 aprile grandi festeggiamenti ufficiosi presso l'Aula Magna delle Scuole Elementari Nord di Bellinzona con un concerto di gala: una serata con ospiti internazionali a sorpresa, indovinelli musicali, alunni ed ex-alunni
Elena Pressacco al piano.
Immagine: Copertina del CD "Piano Melodies for Falling Angels"

Elena mi guarda concentrata dal suo tavolo carico di spartiti, pennarelli, note e quaderni; dietro le sue spalle, il pianoforte. Tutt’intorno a noi sono affissi poster e immagini che rimandano alla musica o alle note musicali. La maestra interrompe il mio armeggiare con appunti e domande e subito ci tiene a precisare le sue origini.

“Sono nata e cresciuta in Ticino, più precisamente a Locarno e fino all’età  di cinque anni ho vissuto lì.  Ho studiato al Conservatorio di Lugano dapprima ottenendo un Master in Pedagogia Musicale e in un secondo momento un Master in Music con focus in Piano Performance alla University of Texas at San Antonio, USA. Mi reputo una persona poliedrica: se mi va di impegnarmi e credo fermamente in un progetto, metto tutte le mie energie in quell’attività , a prescindere da quale essa sia”. Il ghiaccio è rotto e così subito s’intuisce di che pasta sia fatta quest’insegnante: ha le idee in chiaro, è decisa, determinata, e non vuole sprecare tempo.

 

 

Hai scelto di aprire una scuola per insegnare a suonare il pianoforte, perché non ti esibisci più – o quantomeno non regolarmente – ?

“Non è il fatto di non voler suonare in pubblico, diciamo piuttosto che m’interessano tante altre cose e che ci sono dei periodi che io definirei variabili: alcuni dove suono, altri dove incido e basta oppure ancora dove addirittura non suono. La mia visione della musica è a 360 gradi. Per esempio l’anno scorso ho scritto delle critiche musicali per il festival JazzAscona… ed è stata un’esperienza interessantissima. Quest’anno mi sono dedicata di più alla musica da camera studiando un bellissimo quartetto di Fauré con altri tre colleghi. Arriverà  il tempo di presentarlo al pubblico…”.

 

 

Ben tre lustri dedicati a insegnare: una scelta istintiva o ragionata?

“Insegno da ventisette anni, perché all’età  di sedici e mezzo ero già  professionista e mi portavo avanti facendo degli stages d’insegnamento coi bambini. Avevo quindi la possibilità  di valutare se l’insegnamento sarebbe stata la mia strada o meno. Ma sapevo anche che non avrei mai potuto insegnare ciò che non ero ancora in grado di sapere: avevo capito che avrei dovuto prendere la strada pedagogica ma che, al contempo, se volevo insegnare “cose più difficili” mi sarebbe stato necessario ottenere anche un diploma di concertista. Oltre alla carriera pedagogica devo precisare che non ho mai davvero abbandonato la via concertistica. Sono stata “in pausa” dopo gli studi americani per alcuni anni dalle sale da concerto essenzialmente per due ragioni. La prima era che dovevo digerire quanto fatto e appreso. La seconda ragione era lavorare al progetto della creazione di una mia scuola: un’attività  che mi ha richiesto tanto sia in termini di energie sia di tempo. Poi per inclinazione preferisco fare poche cose ma bene. Nel 2013 sono rientrata nella sala da concerto quale ospite al festival di San Martino a Ronco sopra Ascona, dove ho suonato con una collega un programma a quattro mani e in quell’occasione ho ripreso un po’ il timone della mia attività  pubblica.

Inoltre c’è da aggiungere la registrazione di un mio cd: un lavoro di quattro anni che mi ha preso moltissimo tempo sia per la scelta dei brani che per la rifinitura, avevo quindi anche questo progetto parallelo in cantiere.

 

In ogni caso, ritengo che tramandare ai giovani le competenze e le caratteristiche di uno strumento che ha quasi quattrocento anni, così come trasmettere anche il pensiero filosofico delle varie scuole pianistiche sia ciò che di meglio potessi scegliere e fare. Ed è qualcosa che puoi trasmettere solo attraverso il contatto con le altre persone, un aspetto per me affascinante …che non puoi di certo imparare su “youtube” (sorride e mi fissa divertita, ndr.). Sono esperienze “face to face”, è una grande responsabilità  la creazione di una “forma mentis” di uno studente: una struttura, una visione d’ insieme, imparare a trasmettere emozioni attraverso uno strumento anche attraverso un lavoro corporale e gestuale.

 

 

Parlaci della realizzazione del tuo cd.

“Ho iniziato a lavorarci nel 2010 e – devo ammetterlo (sospira profondamente, ndr.) – è stato quello che definirei senza dubbio un “parto difficile”. In primissimo luogo la ricerca dei brani; volevo dei pezzi che potessero essere -˜percettibili’ da tutti: bambini, malati, persone che stanno attraversando un periodo di convalescenza, ma al contempo gradevole anche per chi non avesse nessun tipo di problema. Discutendo con la mia -˜somma maestra’ Nora Doallo ho fatto una scelta selezionando anche un paio di brani che mi era stato “vietato” suonare ai tempi in cui ero alunna, poiché li stavano già  studiando altri studenti. Ho voluto togliermi questo sfizio (mi fissa con un sorriso sornione, ndr.).

 

Il progetto è andato avanti grazie anche alla disponibilità  della Bottega del pianoforte di Lugano che mi ha fornito un ottimo pianoforte per la registrazione. Ho registrato una prima parte e poi durante il secondo anno ho rifatto tre o quattro brani poiché volevo alzare lo standard. Quando ho concluso sono subito andata da Nora per sottoporle il lavoro finale ricevendo il suo nullaosta. Ho avuto inoltre la fortuna di lavorare con Michael Rast (tonmeister) che mi ha insegnato diverse cose e collaborato a questo mastering: Michael è un professionista incredibile e sono rimasta davvero entusiasta del risultato. Non mi sembra vero di aver superato anche il rush finale: ho ottenuto un cd live registrato con un H4ZOOM (registratore digitale portatile professionale ma molto semplice, ndr) che lascia una traccia di autenticità  affinché l’energia dei brani possa passare attraverso l’ascolto e in questo il signor Rast mi ha capita molto bene. Ho ottenuto proprio ciò che desideravo: lo spirito di un cd live. Sono assolutamente contro i tagli delle registrazioni. Grigorij Sokolov per esempio registra solo dal vivo e sento questo “flusso” che passa in modo molto incontrastabile: si capisce subito se è un live o meno, per quanto l’industria discografica oggigiorno pretenda la perfezione. Io ho volutamente lasciato qualche nota sbagliata per far sentire che siamo umani e che in un live qualche nota sporca ci può anche stare, purché la sostanza resti.“.

 

 

Perché devolvere il ricavato del cd alla ricerca contro il cancro?

“Al di là  del dolore delle famiglie che hanno un malato oncologico e del sostegno psicologico ed economico di cui necessitano, io stessa mi sono ritrovata in questa situazione con mio padre. Lui aveva già  sentito il disco e ne ha parlato con me: gli ho detto che avevo deciso di devolvere il ricavato agli istituti di ricerca su suolo ticinese e anche alla Lega Ticinese contro il cancro. Lo scopo è quello di pubblicare e naturalmente vendere il disco in più copie possibili per avere un maggiore introito per la ricerca, soprattutto per i bambini. Un discorso che mi tocca molto: per me è inconcepibile che un bambino possa essere affetto da un tumore e oggigiorno si riescono a salvare molti più bimbi rispetto al passato, ciò significa che la ricerca ha fatto dei passi avanti, ma ha ancora bisogno di aiuto e sostegno. Credo che questo tema ci riguardi tutti in un modo o nell’altro (tutti siamo stati toccati più o meno da vicino da un malato di cancro). Trovo basilare che ognuno s’impegni in qualsiasi modo possibile per sostenere la ricerca: il mio è attraverso il sostegno con l’acquisto del disco o alleviando la sofferenza con la mia musica.”.

 

 

Quali sono state (o sono ancora) le difficoltà  nel creare e mantenere viva una scuola di musica partendo da zero in una realtà  intrinseca con forti strascichi rurali come quella del Canton Ticino?

“Osservando il quadro culturale locale è sicuramente il cambio di mentalità  richiesto agli studenti che decidono di studiare uno strumento. Viviamo nella società  dell’apparenza e del consumismo e purtroppo suonare bene uno strumento e imparare a suonarlo implica altre caratteristiche: la dedizione, la disciplina, l’attenzione, l’ascolto attivo, l’interesse,… tutti aspetti che spesso nella società  moderna e marginale “sempre di fretta”, sono assenti. Nella “società  del divertimento” è piuttosto difficile far capire che bisogna cambiare la mentalità  se si vogliono ottenere dei risultati. E soprattutto la testardaggine: il fatto di non arrendersi, di ancorarsi, di provare e osare, di sfidarsi e d’ingegnarsi e non demordere finché non si ottiene un risultato visibile che dia un minimo di soddisfazioni. Questo è il maggiore ostacolo, perché non sono più tali i parametri che si vedono per lo studio. Il pianoforte è divertente da suonare, ma prima che lo diventi, dobbiamo imparare a fermarci e a riflettere su quello che stiamo facendo. Ovviamente ciò implica fatica e senza di essa non si ottengono risultati. Non è una mera questione economica, è un investimento per il futuro dei propri figli, è la creazione di una forma mentis. “.

 

 

Come hai scelto il nome della tua scuola e per quale ragione l’hai denominata così? (“Pianoforte Magico”, ndr.)

“E’ un omaggio a Mozart e al suo “Flauto magico”… io penso che anche il pianoforte sia tale.”

 

 

Bambini e ragazzi oggigiorno crescono attorniati dalla tecnologia (I-pad, I-phone,…) eppure paradossalmente suonano ancora brani classici e antichi composti da Bach, Schumann, Beethoven e simili:… cosa li spinge a voler ancora confrontarsi con una realtà  così diversa e lontana dalle mode, dalle culture e dalle abitudini del nostro tempo?

“La risposta è molto semplice: i ragazzi percepiscono la sostanza che c’è all’interno dei brani classici. È grazie al senso d’immortalità  di questo tipo di musica: i tratti caratteristici dei brani che rimangono immortali e che, dopo cinquecento o mille anni, si suonano ancora. Hanno delle caratteristiche classiche comprensibili a tutti i livelli e a qualsiasi generazione.

Non potremo mai sostituire un’esecuzione di una sinfonia di Mozart per i tratti immortali che essa contiene. È pura sostanza e non apparenza… e questo tutti lo sentono, anche i giovanissimi. “.

 

 

Decidere di apprendere l’arte di suonare il pianoforte… verrebbe da chiedersi se non sia forse più per l’idea di status sociale che conferirebbe questo strumento più che di una scelta convinta e ragionata dei bimbi o dei giovani odierni. Cosa ne pensi?

“Lo studio del pianoforte non può essere legato unicamente ai ceti sociali. Le persone che vengono nella mia scuola mi chiedono di dare un fondamento, una cultura ai loro figli, indipendentemente dal livello che questi raggiungeranno. È per avere una cultura musicale che determinerà , in modo positivo, le sfide future. La musica è comunque presente anche in altri ambiti: nel marketing, nell’economia, nell’informatica, nella medicina… è una cultura importante e in crescita e quindi diviene sempre più essenziale conoscerla e apprezzarla. Ci vuole motivazione. Lo status sociale non va di pari passo con la cultura e non è quindi una mera questione di possibilità  economiche. Oggigiorno quasi tutte le famiglie si possono permettere di finanziare una lezione settimanale ai propri figli.”.

 

 

Quale messaggio vorresti veicolasse la musica prodotta e trasmessa dai tuoi studenti?

“La prima cosa è sicuramente quella di avere grande amore e passione (oltre ad un grande rispetto) quando suonano per gli altri e verso i compositori; poi la sostanza, la competenza: saper riconoscere gli stili anche come ascoltatori e rispettare tutti gli esecutori. Tutti gli strumenti hanno diritto di essere rispettati, sono tutti abbastanza complessi da suonare. La sostanza musicale dovrebbe essere il filo conduttore che conduce anche la loro vita… studiando con qualità , si capisce che anche in altri ambiti dovrebbe essere così. “.

 

 

Quali sono le difficoltà  maggiori?

“In questo momento congiunturale è difficile far capire e soprattutto far passare il messaggio dell’importanza dello studio della musica. Non è evidente neppure mantenere un contatto costante con i genitori e una chiarezza nella comunicazione (si ferma un attimo, meditabonda, ndr.). Ci sono poi le difficoltà  burocratiche. Il tempo dedicato alla burocrazia e alla gestione di una scuola è pesante e non facile. Mi piacerebbe avere una segretaria… forse un giorno ne avrò una… (ridacchia, ndr.)…chissà .”.

 

 

Quali sono per te le soddisfazioni più grandi?

“Quando vedo gli allievi partire dalla mia scuola con coscienza e con la consapevolezza di come e cosa fare: prendono finalmente la loro strada. Questo può significare in modi diversi laurearsi in musica o avere alte competenze musicali pur professando altri mestieri o seguendo un iter formativo completamente diverso. Oppure, semplicemente, aver acquisito una semplice ma solida base dello strumento.

Altra realizzazione è sapere che se entreranno in una sala da concerto comprenderanno esattamente cosa sta succedendo: hanno imparato a cogliere sfumature che altre persone non capirebbero o magari neppure percepirebbero.

La soddisfazione più grande è quella di averli aiutati a incamminarsi su questa strada e sapere che saranno in grado di continuare a farlo sulle proprie gambe.”.

 

 

Per ulteriori info: www.pianofortemagico.com o seguendo la pagina su facebook “Il Pianoforte Magico