Cultura | 20.04.2015

Di scontri e di civiltà 

La storia e il mistero di un omicidio ci porterà  lungo un viaggio che spazierà  tra le diverse etnie dei condomini di un palazzina situata in uno dei centri multietnici della capitale della Dolce Vita
Tutto ruota intorno a lui
Immagine: cfr. Pixabay, di kaisender

La migrazione è un fenomeno antico come il pane. Non v’è momento, indietro nei secoli, in cui una manciata di uomini non abbia prima o poi deciso di cambiare il luogo del proprio insediamento. Le ragioni, svariate: fame, guerre, catastrofi, curiosità  e voglia di conoscere. Ai giorni nostri il termine migrazione è tuttora riferibile alle stesse cause di bisogno dei tempi passati: uomini e donne africane che sfidano il mare e suoi pericoli per scappare alle guerre in casa propria e cercare una nuova speranza in Occidente; figli di poveri contadini del sud di nazioni considerate ricche che provano ad insediarsi nel freddo settentrione; e anche giovani studenti alla ricerca di nuove esperienze di lingua e di vita in giro per il globo.

 

Amara Lakhous

È questa la base da cui è partito Amara Lakhous nella scrittura del suo romanzo. Nato ad Algeri nel 1970, vive dal 1995 a Roma. Si è laureato in filosofia e antropologia culturale all’Università  di Algeri e alla Sapienza. Tra le sue esperienze lavorative può annoverare anche quella di giornalista, mediatore culturale, interprete e traduttore. Ha scritto diversi romanzi, sia in arabo che in italiano. Scontro di civiltà  per un ascensore a Piazza Vittorio è uscito dapprima in Algeria (nel 2003) col titolo Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda per poi essere riscritto e non semplicemente tradotto – in italiano. L’uscita di questo romanzo gli ha permesso di vincere ben due premi. Oggigiorno è considerato come uno degli esponenti della cosiddetta “letteratura migrante” italiana.

 

La struttura

La storia inizia col ritrovamento del cadavere di uno degli inquilini all’interno dell’ascensore di un palazzo. Il libro è suddiviso in ventidue capitoli, di cui la metà  sono le dichiarazioni dei vicini di pianerottolo della vittima, e l’altra metà  (chiamati “ululati”) sono simili a degli appunti di vita quotidiana di un certo Amedeo (a riguardo non vogliamo, e non possiamo, svelarvi di più). Il dipanarsi della trama farà  perno intorno al filo rosso di questo scabroso episodio, per giungere infine a scoprire la verità  riguardo ai fatti accaduti. Ma la cosa che più sorprende è che alla fine scopriremo che in realtà  non si è più interessati a venire a capo di quanto successo, ma lo si è di più ad indagare la mentalità  e le opinioni dei diversi attori del racconto.

 

La cornice

Scontro di civiltà  per un ascensore a Piazza Vittorio potrebbe benissimo essere una pièce teatrale. L’intero romanzo si svolge nel cuore di quello che è forse il rione più multietnico di tutta la città  capitolina: Piazza Vittorio Emanuele II, nel rione Esquilino. Ma sebbene la piazza in questione vanti la particolarità  di essere la più estesa di tutta Roma cinque volte più grande di Piazza San Pietro , il palco su cui si muovono gli attori del nostro Scontro è situato principalmente sui pianerottoli di una palazzina di questo quartiere. Tutto ruota intorno a quel semplice mezzo meccanico di cui facciamo uso tutti i giorni senza prestargli particolari attenzioni. Eppure secondo uno degli abitanti dell’edificio situato vicino alla famosa piazza romana – il professore universitario Antonio Marini – esso «è una questione di civiltà ».

 

L’ascensore

In realtà , però, all’interno del libro mai viene esplicitamente assegnata all’ascensore la funzione di simbolo delle città  civilizzate. Esso è più che altro come il sole di un fantomatico universo sociale e civile, attorno al quale ruotano le opinioni e le divergenze di diversi stili e culture di vita, provenienti da più parti del mondo e d’Italia. Il punto focale del racconto sono in realtà  il razzismo e la migrazione. Attenzione però a non pensare subito alla solita tiritera moralista su globalizzazione e impronte xenofobe presenti ancora nei paesi più civilizzati. Sicuramente una tale componente è presente, e forse  questo è anche l’obiettivo finale dell’autore, il quale come immigrato straniero in terra italiana avrà  sperimentato sulla propria pelle le difficoltà  dovute al fatto di essere di origini magrebine. Ma il mezzo usato per suscitare eventuali riflessioni interne e personali dei lettori è un po’ più sofisticato.

 

Tutti gli inquilini, nelle loro confessioni, ripetono la loro (e solo loro) verità : il razzismo non li riguarda. Dice per esempio Parviz, un iraniano scappato dal suo paese (l’unico a non abitare nel palazzo incriminato): «Il mio odio per la pizza non ha paragoni, ma questo non significa che io odii tutte le persone che la mangiano. […] non ho nessun odio verso gli italiani». Si parte sempre da una premessa simile a questa, ma poi nello svilupparsi del discorso sempre di più vengono a galla punti di vista e comportamenti che tradiscono, come minimo, una certa diffidenza nei confronti di tutte le persone differenti in un modo o nell’altro da chi sta parlando. E questa diversità  non sempre si esprime con le consuete coppie binarie europeo-extracomunitario, ricco-povero, nord-sud, …; certo, questi binomi sono presenti, ma se ne aggiungono altri ai quali magari noi non avremmo mai pensato. Un esempio? Amante dei cani e non.

 

Conclusione

Scontro di civiltà  è un romanzo che parla di un mistero, mistero di cui però nessuno s’interesserà . Quello che, pagina dopo pagina, premerà  di più il lettore sono in realtà  i pezzi che compongono le figure dei diversi volti che occupano le finestre di questo libro: Lakhous ha smontato i differenti puzzle, ha immerso ogni tassello in una bella dose di ironia e li restituisce con estrema calma indietro ai lettori.

 

 

Amara Lakhous, Scontro di civilità  per un ascensore a Piazza Vittorio, Edizioni e/o, 189 pp., 12,00 Euro