Cultura | 16.03.2015

Lettere d’amore dalla riviera inglese

Text by Omar Cartulano | Photos by Omar Cartulano
I Metronomy, band inglese dal genere indefinibile e in costante evoluzione, potrebbero sembrare un gruppo da studio, ma il pubblico romando, rimanendo stregato, ha capito che con loro dal vivo si può anche ballare su raffinate note contornate da sorprendenti falsetti
I Metronomy sono anche noti per i numerosi remix di grandi artisti come U2, Gorillaz e Franz Ferdinand
Immagine: Omar Cartulano

Fine anni ’90, Devonshire, Inghilterra. Qui, come in tante altre regioni del mondo, ci sono dei ragazzini che sognano di diventare delle rock star. Tanti ci hanno provato, magari con gli amici di una vita, altri nemmeno si sono mai illusi di poter sfondare, altri ancora sono stati bloccati sul nascere dalle imprevedibili pieghe che prende la vita. Pochi, pochissimi ce la faranno.

 

Joseph Mount è tra i teenager che provano a farsi conoscere stringendo le bacchette della batteria, ma il successo è una lontana chimera. Ancora minorenne, giunge però l’illuminazione: il padre riceve un vecchio computer che diventa terreno di sperimentazione elettronica per il debuttante Joseph.

 

Dal buio della cameretta al luminoso riconoscimento internazionale

Il sound sperimentale del giovane inglese si trasforma in qualcosa di più definito e universale, al punto da farsi notare anche dai produttori discografici. Nel 2005 viene così alla luce, senza troppo clamore, « Pip Paine (Pay the £5000 You Owe) ». Mount è apprezzato soprattutto per i suoi show individuali da DJ, ma si convince ben presto che costituire un gruppo sarebbe la soluzione migliore per mandare avanti il suo progetto. I Metronomy diventano così « 3 », ma ciò nonostante, della registrazione del secondo album se ne occupa il solo fondatore. La novità  sostanziale di « Nights Out » (2008) è però l’aggiunta di parti vocali ai brani. Le voci poi non se ne andranno più, portando la band a un crescente successo con l’uscita di « English Riviera » (2011) e « Love Letters » (2014), album che li avvicinano a una sorta di synth-pop infarcito di variopinte influenze del passato.

 

On the stage

Dopo l’uscita nel marzo 2014 del quarto album, i Metronomy, probabilmente anche sulla scia del successo del precedente lavoro, hanno iniziato un fitto tour che in un anno li ha portati su più di 150 palchi tra club e festival, inclusi il Montreux Jazz Festival e lo Zürich Open Air 2014. In Romandia c’era ugualmente grande attesa per quello che sarebbe stato l’unico concerto esclusivo della lunga tournée. In un Fri-Son stracolmo, dopo l’interessante performance del gruppo spalla belga Robbing Millions, il quartetto inglese ha finalmente fatto la sua apparizione sul palco attorno alle 21.30. Mount e soci, tra cui anche la batterista/voce Anna Prior, si sono presentati in un’elegantissima tenuta retrò che riporta alla mente un equipaggio di volo degli anni sessanta. La musica che si sprigiona dagli amplificatori in effetti fa volare la mente anche verso le sonorità  di quegli anni, tanto presenti soprattutto nei brani del melanconico Love Letters, album peraltro, per volontà  del frontman, registrato totalmente in analogico, proprio alla vecchia maniera. Il pubblico però non è di sicuro vecchio, anche perché tra un “shoop-doop-doop-a” (I’m Aquarius) e uno degli improbabili falsetti di Mount, c’è da vibrare e scatenarsi con i pezzi più energetici, come il grande successo The Bay o la futuristica Corinne ma soprattutto il demoniaco finale di serata elettronico con You could easily have me.

 

Una squadra collaudata

Il gruppo proveniente dall’English Riviera ha dimostrato di aver confezionato uno spettacolo ben organizzato, elegante ed esente da sbavature. Nessuno schermo gigante, giochi di fumo o effetti speciali, ma tanta complicità  tra i membri della band, che ha fatto sembrare il palco friborghese tanto intimo quanto grande al tempo stesso. Apprezzabilissime le semplici ma irresistibili coreografie gestuali di Reservoir, stuzzicanti le alternanze vocali di Radio Ladio e A Thing For Me, psichedeliche le sonorità  e le luci dell’intro con Holiday.

 

Mount si è dimostrato originale anche nel raccontare al pubblico le disavventure della giornata passata nel centro della città , ma ciò nonostante i Metronomy hanno forse peccato nel trasmettere un po’ di calore e passione, attenendosi piuttosto allo stereotipato aplomb nazionale. Ma forse, anche questo, fa parte del loro originale stile…