Politica | 14.01.2015

Noi non siamo solo Charlie

Ovunque, sui social come sui giornali, alla radio come in televisione, cresce l'indignazione per quanto accaduto negli scorsi giorni in Francia. Eppure, una visione critica agli sviluppi di questa situazione non può non farci porre il dubbio che forse si sta un poco uscendo di strada.
Parigi colpita (
Immagine: cfr., Martyn Davis, Bateaux Muches passing the Eiffel, www.flickr.com)

Pensiamo che si sia raggiunto lapice dellesagerazione, e anche della strumentalizzazione.

È vero, 12 persone (e 12 famiglie) hanno sofferto duramente durante un attacco a sangue freddo perpetrato ai danni di un giornale satirico. Un giornale satirico, appunto, che in parte ha dato vita a delle vignette in cui si derideva, in maniera a volte più o meno marcata, il credo monoteista di alcune persone; e anche, lo si riconosce, di alcune persone che di questo credo hanno essenzialmente seguito soltanto la via più estrema (principali destinatari di quelle vignette). Quindi, per quanto potremmo risultare freddi, troppo cinici o troppo razionali, non ci si può dire veramente stupiti di quanto successo; una piccola percentuale di probabilità  che un atto simile avesse luogo non poteva essere esclusa. Ma, mai è da negare, un atto simile va condannato e biasimato.

Quello che però adesso tutti fanno è elogiare il lavoro dei media, e dei giornalisti in particolare. Nulla da obiettare: sacrosanta è e rimane la libertà  di opinione (di cui, tra laltro, facciamo uso nello scrivere queste parole). Ma proprio grazie alleco a cui hanno dato vita i media sta crescendo anche un cancro allinterno delle società  occidentali: lodio verso i musulmani. Com‘è che solo ora si cominciano a pubblicare tanti atti di solidarietà  verso delle vittime di attentati? E non tutte le vittime, beninteso, ma solo quelle di un paese ricco, occidentale e che è sentito come molto vicino a noi. È un pola stessa cosa che succede quando muore una persona che gode di una certa notorietà ; solo che in questi giorni, le stesse persone che di solito biasimavano quelli che scrivevano frasi in ricordo di un VIP morto, riservano lo stesso trattamento alle vittime del giornale francese, dimenticandosi tutte le altre morti cosparse per il globo.

 

Eppure stragi come quella avvenuta a Parigi negli scorsi giorni avvengono in continuazione nei paesi medio-orientali. Non ce ne frega, perché pensiamo sempre che queste cose non ci possano toccare; ma appena lago si avvicina un potroppo alla nostra pelle, non respingiamo la sola siringa, no, noi stigmatizziamo tutti gli infermieri, senza fare distinzioni: l’Islam in toto, e non solo la parte più cruenta ed estrema. Nei prossimi sette giorni, compratevi un quotidiano, e come prima cosa leggete le pagine della cronaca estera: dov‘è, secondo voi, la situazione peggiore? Quali paesi dovrebbero davvero gridare nelle piazze il loro dolore? Ci sono interi gruppi etnici e religiosi, ovunque nel mondo, che muoiono a centinaia non tanto perché hanno scritto o disegnato qualcosa di provocante, ma per il solo fatto di credere in qualcosa di diverso da quattro cretini estremisti. E boom! Muoiono in attentati dopo il quale spesso è impossibile ricostruire il corpo, e dove magari lordigno è stato innescato da bambini.

 

È giusto indignarsi, è giusto ribellarsi, ma è anche giusto relativizzare; nel rispetto delle altre vittime che sono morte prima dellattentato del 7 gennaio. Indignatevi così ogni giorno, per tutte le vere ingiustizie che capitano nel mondo. Non fermatevi alle prime pagine dei giornali e dei facili siti di news on-line. Leggete tutto, siate critici! E pensate alle conseguenze: a volte si può ferire qualcuno cercando di difendere qualcun altro.

Non dite: Io sono Charlie. Voi non siete Charlie. Siate, piuttosto: Martin Luther King; Falcone e Borsellino, e tutti coloro nel mondo che lottano contro la mafia; le vittime in Siria, Iran, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Israele, Palestina, Egitto; siate tutti i morti in Africa a causa del nostro egoismo; siate i profughi morti per mare; siate le popolazioni degli Stati senza diritti; siate gli ebrei sterminati dai nazisti; siate i palestinesi oppressi dagli ebrei; siate Malala Yousafzai; siate il rivoltoso in Piazza Tienanmen; siate tutti i tibetani immolatesi per protestare contro il governo cinese in Tibet; siate anche i morti e gli ostaggi fatti dal gruppo Boko Haram in Nigeria (fatti, questi ultimi, che si stanno svolgendo in concomitanza con quelli di Parigi, ma di cui sui social nessuno ne parla).

 

 

Siate voi stessi, semplicemente: questo mondo faceva già  schifo prima del 7 gennaio 2015, basta guardare più in là  del nostro naso per accorgersene.