01.12.2014

Polyball: una magia -“made in ETH”

Si è conclusa domenica all'alba l'ennesima edizione di questo particolare evento. Musica, frack, tacchi e un'atmosfera d'altri tempi: tutti ingredienti per una notte che sa solo essere magica.
Un ballo dall'atmosfera magica
Immagine: cfr. de.wikipedia.org/polyball

Un po’ di storia

La nascita del Polyball, risalente a quasi 130 anni fa, si perde indistintamente agli inizi del 19° secolo. Non si hanno molte notizie certe: di certo si sa solo che tutto è iniziato intorno agli ottanta dell’Ottocento. Chiamato agli albori “Akademie”, ottiene l’attuale nome solo a partire dal 1929. Al di là  della sua denominazione, diversi sono stati i luoghi in cui si è svolto il ballo: dapprima nell’edificio dell’allora Stadttheater (l’attuale Opernhaus di Zurigo); poi, nel 1900, nella Tonhalle cittadina; e infine, a partire dal 1930, all’interno dell’edificio principale del Politecnico zurighese (negli anni della Seconda Guerra Mondiale si tenne presso il prestigioso Grand Hotel Dolder, per poi ritornare, dal 1948 in avanti, nella sua sede abituale).

Oggi

Ai giorni nostri, il ballo ha luogo annualmente verso la fine del mese di novembre. Vengono ospitate quasi 10’000 persone, distribuite all’interno di una ventina di sale decorate ogni anno secondo un tema diverso. Ad accompagnare la serata, un ricco assortimento di bande (una trentina in tutto), servizi di ristorazione e d’intrattenimento vario.

Dietro le quinte

La particolarità  del Polyball è che la sua messa in piedi non è gestita da un’organizzazione privata specializzata in eventi di questo genere; no, dietro a questa magica notte ci sono (principalmente) gli studenti. A capo di tutto si trova, infatti, la Fondazione KOSTA (formata da studenti dell’università , del politecnico ma anche delle università  professionali cittadine) coadiuvata dall’Associazione degli studenti del politecnico federale (la VSETH). Loro, poi, si rivolgono ai giovani volenterosi. Di fatti, il prezzo di un biglietto è di ben 89.- (59.- per gli studenti); caruccio, se ancora non si ha un salario proprio. Ma è proprio qui che la particolarità  del ballo viene incontro alla necessità  di chi non vuole (o non può) spendere tanti soldi: lavorando a favore dell’allestimento dell’evento non solo si può evitare di dover sborsare fior di quattrini per una singola entrata, ma si può arrivare a guadagnarsi più biglietti, più drink, più pietanze… chi più lavora, meglio festeggerà !

“Il suo biglietto, prego”

Ma il livello della serata, benché organizzata in gran parte da studenti, è di quelli alti. Il dresscode è severo: niente t-shirt, jeans o scarpe da ginnastica. Volete entrare? E allora rispolverate frack, tacchi, cilindri e abiti da sera. Insomma: no smoking? no party!

Ma è davvero tutto oro quello che luccica? No, è anche di più! Non fatevi influenzare dal fatto che una buona percentuale del lavoro è fatto da studenti. Il Polyball non è la classica festicciola da liceo; per darvi un’idea, immaginatevi di moltiplicare per venti le dimensioni di un prom, il ballo di fine anno tipico dei licei americani a cui le pellicole di stampo hollywoodiano ci hanno tanto abituati. Tutti gli elementi contribuiscono a creare un momento unico, che si fissa in modo indelebile durante l’anno accademico. Esattamente come i partecipanti, anche l’edificio del Politecnico si cambia d’abito: nella vostra mente rimarrà  a lungo il ricordo della trasformazione di quelle aule e di quegli spazi che eravate tanto abituati ad associare solamente al contesto scolastico.

E la magia di questa notte sta proprio qui: ovunque vige quel tocco di originalità  che solo all’interno del mondo studentesco si potrebbe dare a un evento che, se così non fosse, sarebbe identico a tanti altri in giro per il mondo…