16.11.2014

Il negazionismo dell’olocausto: una controversia punibile per legge

È possibile negare l'innegabile?
Si puಠnegare l'innegabile?
Immagine: cfr. flickr.com, Filippo Diotalevi

Durante l’edizione 2014 della Sessione federale dei Giovani, un gruppo della delegazione italofona è stato chiamato a parlare di razzismo. Nel dossier proposto dagli organizzatori per introdurre la tematica vi erano varie definizioni ed esempi pratici di ciò che è considerato razzismo, andando anche al di là  delle classiche accezioni del termine a cui siamo abitudinalmente confrontati. Tra le varie, ci ha colpito un caso, concernente l’antisemitismo, che abbiamo deciso di approfondire.

 

La situazione giuridica europea

 

« Il comportamento degli ebrei suscita un’avversione […] tale da considerare la loro sterminazione come una buona azione. […]»

 

« I sostenitori della tesi del genocidio non sono in grado di fornire la benché minima prova di un ordine scritto al fine di sterminare gli ebrei e nemmeno di provare l’esistenza di una camera a gas. »

 

Frasi che lasciano il segno, sconcertano e che, insieme a molte altre, sono valse a un cittadino svizzero una condanna per discriminazione razziale nel 2013. Il Ministero pubblico ha denunciato l’uomo per la violazione dell’articolo 261 in ragione della pubblicazione sul suo blog di «dichiarazioni incitanti all’odio, alla discriminazione e attentatorie alla dignità  umana della comunità  ebrea » e per avere « negato dei crimini contro l’umanità  ». Non tutti sono a conoscenza della possibilità  di essere perseguiti dalla giustizia in caso di simili dichiarazioni pubbliche, siano esse scritte o verbali. Non si tratta tuttavia di un’esclusiva elvetica, seppure non ci sia un’uniformità  di giudizio nemmeno a livello europeo. Se, infatti, Austria, Belgio, Francia, Germania, Polonia e Romania si comportano nello stesso modo, a fare da contraltare vi sono nazioni come Danimarca, Irlanda e Olanda dove le norme si scontrano con il diritto alla libertà  d’opinione. Questi e altri paesi, nelle più disparate forme, si trovano dunque in contrasto con quanto deciso dall’Assemblea delle Nazioni Unite, che nel 2008 adottò una risoluzione volta a condannare la negazione dell’Olocausto: per l’ONU il negazionismo andrebbe considerato “equivalente all’approvazione del genocidio in ogni sua forma”.

 

Le ragioni dei negazionisti

 

Lo sviluppo delle teorie negazionistiche affonda le sue radici direttamente nelle vicende concernenti la Seconda Guerra Mondiale, quando i tedeschi e i loro alleati cercarono di nascondere le prove del massacro di ebrei occultando le tracce delle fosse comune disseminate nell’Europa dell’est. Nei decenni successivi molteplici istituzioni e pensatori hanno cercato di dare linfa alla tesi negazionistica, professandosi degli obiettivi revisionisti storici, autori di “ponderati studi scientifici” che si sono in realtà  spesso dimostrati invece essere delle ricerche totalmente distorte e tendenziose. Tra i negazionisti una delle figure più importanti è certamente stata quella di David Irving, che sostiene l’idea di un Hitler mai resosi responsabile dell’ordinazione e della consensualità  al genocidio degli Ebrei europei. Il negazionismo, in sintesi, vede l’Olocausto come una messinscena mirata a demonizzare la Germania e a imporre il sionismo a livello mondiale, oltre che ad accordare delle ragioni alla creazione e alla difesa dello Stato d’Israele