Cultura | 04.11.2014

Fotografia: quando una passione diventa lavoro

Text by Isabelle Gallino | Photos by Alexander Beck.
Grazie alle nuove tecnologie a basso costo più o meno accessibili a tutti, fotografare sembra quasi essere diventata un'azione scontata il cui mistero fa oramai parte del passato. Eppure, per alcuni la fotografia resta una delicata forma d'arte, la ricerca di un precario equilibrio di luce e immagini che insieme creano quell'attimo perfetto e irripetibile tanto atteso. Lo sa bene questo, Alexander Beck che ha fatto della fotografia il suo mestiere.
Beck assorto nei suoi pensieri.
Immagine: Alexander Beck.

Intrigata dal suo sito “Humans of Switzerland”, contatto il signor Beck e lo incontro in un caffè nel cuore di Zurigo senza sapere bene cosa aspettarmi. Il risultato è sorprendente: cinque ore di conversazione ininterrotta con un uomo appassionato di musica e letteratura la cui vita meriterebbe di essere raccontata in un libro. Per darvene un assaggio: Alexander Beck, nato ad Amburgo ed emigrato in Inghilterra all’età  di sedici anni, a diciotto, parte per Israele dove lavora in un Kibbutz e vive la sua prima esperienza di viaggiatore avventuroso e indipendente. Tornato in Inghilterra, per pagarsi gli studi si ritrova a fare i lavori più improbabili. Durante la sua vita lavora anche come fotografo indipendente per varie ONGs e visita oltre cento paesi sempre con la sua macchina fotografica a portata di mano.

 

Un giorno, una ditta lo assume per lavorare a Zurigo e Alexander Beck si ritrova in Svizzera così, quasi un po’ per caso. È proprio qui che, da un evento tragico, nasce l’idea di “Humans of Switzerland”. Beck è vittima di un grave incidente che lo porta a sottoporsi a un’operazione e un lungo periodo di conseguente riabilitazione: “In questo triste periodo della mia vita – spiega il fotografo –, ho sentito di avere bisogno di un nuovo progetto e di stimoli che mi dessero la forza di alzarmi e andare avanti”. La scoperta del sito “Humans of New York” era la spinta che stava cercando. Per chi non lo conoscesse, il sito americano creato da Brandon Stanton, è nato con l’idea di dare visibilità  e parola agli abitanti di New York, uno sguardo nelle strade affollate di questa grande città . Oggi sono oltre 10 milioni le persone che seguono questo progetto. Beck riconosce la genialità  dell’idea ma si rammarica che un progetto, alla base idealista, sia stato commercializzato con la vendita di libri. “Progetti di questo tipo dovrebbero rimanere fedeli alla loro idea iniziale e incentrati sulla condizione umana”.

 

Eppure, quando si fa della propria passione un lavoro, a volte la commercializzazione delle opere può essere necessaria. “Per soddisfare i clienti si finisce per scattare foto in modi in cui non si vorrebbe”, ammette Beck. Cosa che può essere frustrante, “a meno che – rassicura l’esperto –, accanto alla parte commerciale, si abbiano anche propri progetti che ci appassionano”. Tra le altre problematiche dell’essere un fotografo professionista, Beck cita anche le aspettative dei clienti: “A volte vogliono l’impossibile. È capitato che alcuni si lamentassero perché nelle foto del loro matrimonio non appariva il sole. Difficile crearlo in un giorno di pioggia”, racconta Beck scuotendo la testa. “Per non parlare di chi pensa che il prezzo del lavoro del fotografo sia esagerato. Alcuni potenziali clienti si lamentano inizialmente del prezzo, ma non si rendono conto di tutta la preparazione che c’è dietro l’opera finale”. Quello del fotografo è quindi un mestiere che viene spesso sottovalutato e considerato “nulla più di un semplice affare”.

 

Pensando alle persone fotografate da Beck per le strade della Svizzera e caricate sulla sua pagina Humans of Switzerland, gli chiedo quale sia la parte più difficile della cosiddetta “street photography”. “Una cosa che non si può imparare in fotografia è avere l’occhio – risponde senza esitare – O ce l’hai o non ce l’hai”. La buona notizia è che per coloro che “l’occhio” ce l’hanno, ci sono alcuni aspetti che hanno margine di miglioramento, come ad esempio il modo di approcciare le persone: “Quello lo si impara con l’esperienza: Die Übung macht den Meister”, cita Beck. Tra i consigli pratici, il fotografo raccomanda di sorridere, di approcciare le persone con un interesse genuino e di essere rispettosi senza però scusarsi perché, “se ci si comporta come appena illustrato, non c’è nessuna ragione di scusarsi”.

 

Alexander Beck riconosce infine di essere un fotografo piuttosto “tradizionale” e “purista”, preferendo sfruttare la luce naturale e avendo una predilezione quasi assoluta per le immagini in bianco e nero: “Più un’immagine è basilare, più è facile raccontare una storia a chi la osserva – spiega Beck –. Fotografie piene e affollate, invece, spingono a cercare di creare più coesione geometrica e meno disordine”. A detta dell’esperto, se si riducono le distrazioni sullo sfondo e altri elementi non essenziali, l’osservatore riuscirà  a vedere più facilmente quello che il fotografo sta cercando di comunicare. Inoltre, anche i colori possono distrarre l’attenzione: “Ci sono colori in primo piano, ma anche sullo sfondo; una foto in bianco e nero invece, permette di focalizzare maggiormente l’attenzione sull’oggetto scelto dal fotografo”. Preziosi consigli che possono aiutare coloro che sono alle prime armi a comunicare il messaggio che vogliono davvero esprimere.  Il tutto, sempre tenendo presente che “un aspetto essenziale dell’essere fotografo è sapere il perché si vuole fotografare, perché ne sentiamo il bisogno e perché ci piace”.