Cultura | 16.11.2014

Come si diventa nazisti

Durante l'edizione 2014 della Sessione federale dei Giovani, un gruppo della delegazione italofona è stato chiamato a parlare di razzismo. A questo proposito proponiamo il commento al libro "come si diventa nazisti" di Willian Sheridan Allen.
Come si diventa nazisti
Immagine: cfr. flickr.com, Chris

Il libro di William Sheridan Allen ricostruisce la storia di una media cittadina tedesca nel periodo dell’ascesa del nazismo (dal 1930 al 1935).

Questo non è un libro sulle cause o le origini del Terzo Reich, ma un documento che spiega come i nazisti riuscirono a persuadere migliaia di cittadini tedeschi della bontà  della loro ideologia, coinvolgendoli in un progetto delirante da cui non sarebbero più riusciti a uscire, se non al termine della seconda guerra mondiale.

La cittadina studiata da Allen è Thalburg, nel centro della Germania, che all’epoca della repubblica di Weimar contava circa 10mila abitanti.

Una cittadina assolutamente “rispettabile”, che doveva la sua solida ricchezza alla presenza di molti uffici pubblici e al fatto d’essere un importante snodo del traffico ferroviario: due fattori che garantivano ai suoi abitanti impieghi fissi alle dipendenze dello Stato.

 

Prima dell’avvento del nazismo, Thalburg era socialmente suddivisa in due grandi gruppi: la classe inferiore, e una classe media e superiore.

Questi due gruppi avevano specifici rappresentanti politici, ma anche specifiche associazioni, a cui si riferivano.

La classe operaia aveva il partito socialdemocratico (SPD) che era la loro guida politica e una serie di associazioni a esso collegate (sindacali, culturali, ricreative e sociali).

Anche la piccola-media borghesia si riconosceva in un paio di partiti – una lista civica degli impiegati statali e il partito popolare – e frequentava specifici club e le associazioni, in particolare quelli di carattere militare.

Dal 1919 fino agli anni trenta la cittadina dell’Hannover era vissuta pacificamente e piuttosto felicemente anche se una netta distinzione sociale persisteva tra i gruppi. Essa non sembrava diminuire nonostante lo sviluppo democratico garantito dalle istituzioni repubblicane: fu su queste divisioni che stavano alle basi della società  che il nazismo, approfittando del malessere economico venutosi a creare, s’innestò e prosperò.

La crisi economica americana del 1929 costituì un tornante decisivo per la vita politica e sociale di Thalburg, perché dall’anno successivo gli esiti della crisi si fecero sentire anche in Germania; e una specie di psicosi collettiva sembrò impadronirsi della classe media della cittadina.

Gli impiegati statali, ma anche i commerciati, furono presi dalla paura di perdere tutti i loro risparmi e di restare disoccupati, perciò si convertì al nazismo (il partito nazista di Thalburg era la NSDAP, Nationalsozialistische deutsche Arbeiterpartei), vedendo in esso un rimedio alla crisi, mentre i lavoratori che erano realmente colpiti dalla crisi rimasero comunque fedeli alla causa della repubblica. Prima della depressione questo partito costituiva un gruppo marginale e insignificante a Thalburg.

Un fattore decisivo per l’ascesa dei nazisti fu che essi si presentavano come avversari del partito socialdemocratico, che il ceto medio osteggiava perché era considerato marxista e propenso alla rivoluzione di classe, anche se per tutto il dopoguerra l’SPD aveva governato dimostrando la sua fedeltà  alle istituzioni repubblicane.

 

Un altro fattore di successo, che contribuì a far crescere nelle elezioni del 1930 i nazisti, fu che essi si presentarono come i seguaci del militarismo e i difensori della nazione, anche con mezzi violenti, contro gli internazionalisti socialisti. Essi proposero una propaganda azzeccata, in una nazione che non voleva ancora accettare la sconfitta della prima guerra mondiale e che attribuiva buona parte della responsabilità  al presunto “tradimento” dei socialisti. I socialisti europei esprimono la loro opinione, posizione già  nel 1912 durante il congresso di Basilea “internazionale socialista” (che unisce tutti i partiti social-democratici dal 1889). Questo congresso votò una risoluzione che invita i partiti socialisti dei singoli paesi, in caso di una dichiarazione di guerra, a organizzare uno sciopero illimitato allo scopo di bloccare la guerra e di obbligare i governi a rinunciare a essa. Il sentimento che si situa alla base è che sul fronte vivono e lottano solamente operai e persone povere, che combattono con degli uomini che sono nella loro stessa situazione. Per loro la guerra avvantaggia solamente i dirigenti e i governanti della nazione, dunque i soldati combattono per coloro che gli causano i problemi (disoccupazione…). Inoltre c’è anche un sentimento politico: i socialisti sono internazionalisti, cioè non credono nell‘entità  di Nazione (come invece fanno i nazionalisti), dunque una guerra contro altre nazioni fuoriesce dal loro pensiero ideologico.

 

Dopo le elezioni del 1930, gli uomini della SPD si resero conto della minaccia costituita dai nazisti, ma non riuscirono a organizzare una resistenza sufficiente a contenerne l’avanzata.

Il fallimento della loro iniziativa fu in parte determinato da problemi interni al partito, perché essi non cercarono mai di trovare accordi con i partiti borghesi per arginare l’avanzata nazista, nella convinzione che questa mossa potesse far perdere loro consensi presso la classe operaia; e d’altro canto continuarono a usare un linguaggio rivoluzionario e di classe per la loro propaganda, anche se nei fatti erano convinti riformisti democratici.

D’altra parte, il fallimento dell’iniziativa anti-nazista fu anche dovuto alla miopia della borghesia di Thalburg, che si disinteressò della difesa dei principi democratici, sacrificandoli per le promesse di prosperità  economica e di tranquillità  sociale dei nazisti.

Col successo del 1930 i nazisti di Thalburg iniziarono un’attività  permanente di propaganda. I fattori di successo furono numerosi; primo fra tutti fu forse lo slancio e l’attivismo con cui essi si presentavano alla popolazione.

 

Molti cittadini di Thalburg intervistati da Allen ricordano i nazisti di quegli anni come giovani energici e instancabili, i cittadini erano affascinati dal dinamismo che questi esprimevano attraverso la promozione di parate, convegni e comizi a ritmo incessante.

L’essere energici e attivi era considerato un fattore importante per una nazione che stava vivendo una situazione di crisi e depressione economica, inoltre questa sensazione era accresciuta dal fatto che i nazisti erano uomini politici nuovi, a cui non si potevano imputare responsabilità  per la difficile situazione presente – mentre erano ritenuti responsabili i socialdemocratici.

In conclusione si può dire che il libro di Allen non fu scritto come una profezia in attesa di verifica, né sarebbe giustificato leggerlo oggi in una simile chiave.

Con la sua storia composta da cento storie quotidiane che assomigliano tanto alle nostre, le storie di una comunità  che si stava disfacendo, e non se n’accorgeva, “Come si diventa nazisti” non dice affatto che ciò che è stato è sul punto di ripetersi tale e quale. Piuttosto esprime qualcosa che per un verso è perfino più inquietante, ma per un altro è più utile che non una profezia, considerato il senso d’ineluttabilità  che questa alimenta.

Esso trasmette la convinzione che la distribuzione d’una comunità  politica, la fine della democrazia, è sempre possibile; che non ci si può minimamente illudere – come troppe volte ritualmente si afferma – che a sbarrare la strada a tale possibilità  siano sufficienti le condizioni storiche affatto differenti, il livello più alto di sviluppo economico, le istituzioni forgiate in Europa dopo il 1945 a difesa della democrazia, una supposta maggior maturità  democratica dei cittadini.

Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra di noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, che è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà ; tra l’impulso di ridurre l’angoscia del futuro e del dover scegliere, e la volontà  di non sottostare a nessun capo che decida in nostra vece quel che va bene per noi.

 

 

Riflessione

 

In questo libro emergono molto chiaramente i meccanismi che portano alla nascita di una dittatura e, in particolare, vengono descritti gli strumenti di cui si serve un regime totalitario per assumere il potere: estremizzazione, annullamento dell’individuo, un capo carismatico, una retorica carica di luoghi comuni, per citarne alcuni (non mancano preoccupanti riferimenti all’attualità ).

Trovo molto significativa l’introduzione di Luciano Gallino, che mette in luce l’importanza di essere consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte: se ogni passo che facciamo, all’apparenza del tutto insignificante, in realtà  può avvicinarci all’abisso, e può però anche allontanarcene; perciò la miglior precauzione consiste nell’essere il più possibile consapevoli della doppia direzione in cui qualunque passo può portarci.

Questo libro è un invito a non dimenticare che la democrazia non è eterna, che può essere distrutta, quindi va tutelata e difesa.

La trama non si riduce alla semplice illustrazione di un particolare evento della storia, ma implica una riflessione sociale ed etica sui nostri valori, il nostro rapporto con il passato e il nostro comportamento sul presente.

Perché una società  arriva a mutare in questo modo? Perché è accaduto proprio in Germania? Perché cultura e barbarie non sono dissociabili nella modernità  l’una dall’altra? Come si può arrivare a promuovere tali forme di discriminazione, d’intolleranza, di prevaricazione e di violenza?

Fare educazione alla memoria è difficile, talvolta sconfortante, ma allo stesso tempo molto utile. E’ una sfida che va rilanciata, cogliendo anche le tante possibilità  di imparare, soprattutto affinché i giovani continuino a interrogarsi e a riflettere, alfine di maturare un proprio senso critico, in grado di farli pensare e scegliere anche in seno alla società  di oggi.

Questa lettura trasmettere conoscenze, ma anche valori, ideali e speranze. E la speranza sta proprio nella spiegazione centrale dell’insegnamento di questo libro: qualunque individuo confrontato con situazioni estreme può scegliere e la sua scelta non dipende mai dalla sua appartenenza politica di destra o di sinistra, né dal suo livello d’istruzione o di cultura e nemmeno dalla sua appartenenza etnica o sociale. La facoltà  di scelta dell’uomo dipende sempre e solo dalla sua capacità  di ragionamento, di sapersi tirar fuori dal gruppo e di ascoltare la propria coscienza.

Non è affatto una lezione disperata quella di “Come diventare nazisti”, al contrario ritengo che essa mira a farci rivalutare pienamente la nostra capacità  di saper pensare e di agire di conseguenza.