05.02.2007

L’uomo e il cavallo, un binomio millenario

Maya Streun e Federico Frank hanno una scuderia a Bogno, un paesino in fondo alla Valcolla. Parlando con loro dell' esperienza che hanno avuto fin ora nel campo dell'equitazione abbiamo toccato vari aspetti del rapporto tra l'uomo e il cavallo, e di come fare o non fare con il proprio cavallo per ottenere risultati soddisfacenti.
Federico Frank e Maya Streun
Immagine: Manuel Tamo-Tschopp

Quando si può ritenere l’equitazione uno sport e quando invece un arte? Federico: L’equitazione non può essere intesa come sport in senso lato. Infatti in qualsiasi forma si presenta, da quella elementare alla forma alta e professionale, la si può sempre considerare una forma artistica. E’ un attività  tra uomo e cavallo che prende in considerazione il fisico, il mentale e l’emotivo.   Maya: Secondo me l’equitazione diventa un arte quando ci si rende conto che si è a contatto con un animale che ha grandi potenzialità , ma soprattutto quando lo si rispetta.

Nei vari sport si hanno dei mezzi materiali che permettono di raggiungerei propri limiti, di sfondare i record e di avere sempre una migliore “performance”. Nell’ equitazione che uso si fa del cavallo?

Maya: Purtroppo nella competizione odierna si sfruttano le potenzialità  del cavallo fino al limite e poi, quando non funziona più fisicamente lo si cambia. Non si prende in considerazione l’animale come compagno ma come mezzo per raggiungere il più rapidamente possibile il proprio traguardo.

Federico: Ribadisco il fatto che per un cavaliere deve essere chiaro il “gareggiare” e non il “competere”. Questo permette di riconoscere il connubio che può esistere fra uomo e cavallo. Quindi l’equitazione non è idealmente paragonabile come uno sport “classico”, dove un mezzo sta sotto la volontà  dello sportivo, ed è per questo che un buon cavaliere deve mettere in primo piano il benessere del proprio cavallo.

In generale, nel mondo dell’ equitazione, come vengono sfruttate le potenzialità  del cavallo?

Maya: C’è chi ha capito che il cavallo è anche un ottimo strumento e ha ottime qualità  per terapie quali la pet- terapy – terapia con gli animali -, l’ avvicinamento  alla natura, e la riabilitazione, oltre che per risultati agonistici. Questo non significa che le due cose possano essere unite, perché un cavallo può essere buono in competizione come in un ambito terapeutico. Chi lavora in questo settore riconosce rapidamente due differenti modi di rapportarsi al cavallo: c’è chi mira all’agonismo, che chiamiamo “concorsista”, il quale si preoccupano della salute del cavallo quel tanto che basta per poter raggiungere i propri scopi, e c’è chi si preoccupa della salute del cavallo considerando le sue potenzialità  ma anche – e soprattutto – i suoi limiti, questo è “l’uomo di cavalli”.   Il cavallo allo stato brado usufruisce appieno delle sue potenzialità .

Queste ultime non vengono represse quando viene montato dall’uomo, il quale sembrerebbe che lo porti ad avere delle posture piuttosto “scomode”?

Federico: La vera equitazione usufruisce dei movimenti e le posture che il cavallo sa fare in natura e le elabora in funzione del suo scopo: questo pensiero è in stretta relazione con l’equitazione naturale di Federico Caprilli. Tutto ciò che è al di fuori di questo pensiero sicuramente non è considerabile naturale. Nel caso del salto il cavallo sa saltare all’occasione ma non è un saltatore di conformazione. Quindi un cavaliere con una buona esperienza dovrebbe riconoscere i limiti fisici del suo cavallo.

Cosa si intende con “equitazione naturale”?

Federico: In equitazione per naturale si intende l’usufruire del dono che la natura ci ha fatto educandolo in maniera che esso diventi un nostro collaboratore, pur avendo un grado di sottomissione. Inoltre nell’elaborazione di quanto gli chiediamo dobbiamo fare in modo che possa disporre dei propri mezzi. Nello stesso tempo, dobbiamo sapere riconoscere nel proprio cavallo i limiti, fisici e psico-fisici, e mai oltrepassarli.

Riguardo al “tatto equestre”, quando l’avete “trovato” che cambiamento vi ha portato?

Federico: Il tatto equestre si trova con l’esperienza e la costante pratica. E’ una risposta che si ottiene dal cavallo durante una propria richiesta, essendo in totale rilassamento e comunione con il cavallo. Nel momento in cui il cavallo cede alla volontà  del cavaliere, si ha la sensazione di essere un corpo e un anima sola, quindi non si è più “sul cavallo” ma “con in cavallo”.

Maya: Ho intrapreso un lavoro costante e di dura fatica per arrivare a questo momento di unione. Bisogna sempre tener presente che un cavallo non è come un paio di sci che calzi e vanno. Infatti anch’ esso, come una persona ha i suoi umori e le sue “bizze”. Non tutti i giorni trovo serenità  ed equilibrio con il mio cavallo, ma ora che riconosco il “tatto equestre” posso lavorarci. Sono sicura che il lavoro di ricerca è fondamentale perché quando lo troviamo abbiamo appena cominciato una lunga ricerca e dedizione al proprio cavallo per trovare l’unione a cui molti anelano.

Federico: L’acquisizione del tatto equestre è lunga, tortuosa, e difficile e quando lo si è acquisito è una ricerca continua.

Maya: Una cosa che può aiutare è una profonda conoscenza del proprio cavallo da terra.

Federico: Voglio aggiungere che il cavallo nella sua semplicità  psichica ci riconosce e conosce intimamente molto più rapidamente di noi nei suoi confronti.

Quindi nel corso di questa lunga ricerca, c’è una stretta collaborazione tra cavallo e cavaliere… oppure è una sottomissione del cavallo alla volontà  del cavaliere?

Federico: C’è sempre stata la sottomissione dell’animale alla volontà  dell’uomo. Nel rapporto tra cavallo e cavaliere, questa sottomissione deve essere vista come una collaborazione. Se la sottomissione viene vista sotto un punto di vista della coercizione, si avranno risultati effimeri e poco duraturi. Ma se viene considerata da un punto di vista naturale allora i risultati saranno duraturi e soddisfacenti. Questo aspetto della sottomissione è contemplata dalle leggi della natura: in un gruppo di cinque cavalli, messi al pascolo, ci sarà  sicuramente quello che dominerà  sugli altri. Questa sottomissione non implica niente di negativo, e semplicemente una legge naturale. Quindi a dipendenza di come viene espletata questa sottomissione tra uomo e cavallo, può essere vista o no sotto un occhio negativo.

“Si continui pure su questa via e non si tornerà  certamente indietro ma ci si avvicinerà  alla meta” Federico Caprilli

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