26.08.2006

Una sera sulla piazza grande

Text by Manuel Tamò-Tschopp | Photos by Pedrazzini
Il 59° Festival internazionale del film à  Locarno ha attirato di nuovo tantissima gente di ogni angolo della Svizzera. E andato per due sere anche il primo redattore ticinese di Tink.ch, Manuel Tamò-Tschopp. Qui le critiche su tre film che erano mostrate sulla piazza grande.
la gente davanti allo schermo grande sulla piazza grande di Locarno. Bettina Oberli, registra del film "die Herbszeitlosen" con la sua protagonista Stephanie Glaser.
Immagine: Pedrazzini

Die Herbstzeitlosen – di Bettina Oberli

Martha, una donna di ottanta quattro anni, da quando è morto suo marito ha perso ogni felicità  di vivere. Tutti, nel piccolo villaggio dell’Emmental si preoccupano per lei e le sue amiche Lisi, Hanni e Frieda sono decise a tirargli su il morale. Non ci vuole molto a prendere una decisione: un piccolo negozio di lingerie (che chiamano “Petit Paris”) viene aperto. Il sogno di Martha è realtà , e il successo si fa presto sentire. La notizia dell’apertura scatena il putiferio nel paesino di Trub. Infatti, il curato, figlio di Martha, tenta di rimediare con la sua ferrea morale al vento di follia che soffia sulla parrocchia. Nel mentre l’esponente del partito politico conservatore grida allo scandalo per impedire l’apertura del negozio. Da questo punto in poi tanti eventi si succedono e s’intrecciano a formare una commedia divertente, fresca e scorrevole. Quel che colpisce, è con quale finezza la regista riesce ad estrarre alcuni clichè della società , (esempio: gli inamovibili conservatori che non accettano novità  al di fuori dai loro schemi; la religione che avolte incespica rumorosamente sulla sua puntigliosa morale…) ridicolizzandoli con battute molto ben mirate o scene mute alquanto espressive ed esplicite. Le scene sono decorate dal rosso dei gerani, dall’ ambra dei boschi autunnali e dal verde succoso delle colline. E’ un film “pitturato” con sensibilità  ed entusiasmo. Ed è proprio quest’ultimo ad aver percorso la Piazza Grande per tutta la durata del film: le risate erano molte e gli applausi scroscianti. Per ogni buon film possiamo trovarne la sua summa, cioè quella frase che ci fa gustare il succo della storia, e ci può far riflettere sul suo significato: “Rispettando la vecchiaia spargiamo un seme di cui raccoglieremo i frutti noi stessi” M.Gioia.  

Rachel – di Frédéric Mermoud

Rachel è una studente di diciannove anni, che per arrotondare le sue entrate mensili fa da baby-sitter a Hugo, un bimbo di tre anni, che vive solo con il padre. Visto che l’uomo entra sempre tardi lei una sera ne approfitta per invitare una sua amica e due ragazzi… Questo nuovo cortometraggio di Frédéri Mermoud ritrae con semplicità  la nascita del desiderio. Le paure e i dubbi rispetto alla scoperta della sessualità  sono mostrati con accuratezza; infatti con poche scene scopriamo le caratteristiche dei quattro giovani (i due più passionali e gli altri più sentimentali) e l’impazienza con cui la protagonista cerca e sperimenta il desiderio. Infatti è romantica con il ragazzo che invita, passionale con il padre del bambino e complice d’avventura con il suo ragazzo. Le scene non entusiasmano molto ma a compensare ciò vi è la rapida e ben strutturata successione delle emozioni provate dal gruppetto di giovani e in seguito dalla protagonista con l’uomo e il suo ragazzo. Si può concludere dicendo che Rachel rappresenta “la gioventù…bollente per istinto, irrequieta per abbondanza di vita e costante nei propositi per rigore di sensazioni…” Mazzini.  

Neil Young: Heart of gold – di Jonathan Demme

Questo film è  un ritratto del leggendario cantante Neil Young: Heart of gold è stato girato durante il primo della serie di concerti Prairie Wind al Ryman Auditorium di Nashville, nell’estate 2005. Jonathan Demme e Neil Young decidono di progettare un concerto da sogno che faccia risaltare e dia voce alla ricchezza e la complessità  della musica di Young,.Questa performance è stata filmata nella sua integralità  e accoglie sullo schermo personaggi, strumenti, colori e luci che si fondono con le parole e la musica. Da un regista come Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti; Sleeps with angels…) mi aspettavo una maggiore cura delle riprese e un montaggio più raffinato. Alcune scene sono veramente molto belle e originali ma nel complesso non è molto entusiasmante se non per la musica che viene proposta ed il carisma di Neil Young. A testimoniare ciò sono i pochi spettatori che sono rimasti fino alla fine… Bisogna però dire che “di tutte le arti, la musica forse è quella che più vale a temperare e ad assopire il dolore, a rasserenare l’animo e a trarlo, in certa maniera, fuori dal mondo e fuori di se stesso.” Graf.      

Links