Società | 05.08.2016

Diario “a bordo”

Text von Elena Botti | Bilder von Elena Botti
Ogni anno vado con la mia famiglia qualche giorno in Olanda a trovare i miei parenti. Quest´anno alloggiamo in una barca ancorata sull´acqua, in pieno centro di Amsterdam. Senza internet e televisione si creano molti momenti vuoti, per cui decido di iniziare un piccolo diario di bordo.
Woonboot.
Bild: Elena Botti

Sabato 2 luglio:

Dopo dodici interminabili ore di viaggio, finalmente arriviamo a destinazione. Amsterdam si presenta più tranquilla di quello che ricordavo e una volta entrati nella nostra woonboot, la nostra settimana sull’acqua inizia.

La casetta è più carina del previsto e per fortuna ci sono abbastanza piumoni per la notte, perché diventa proprio fresco. La woonboot si trova subito dopo un ponte quindi alla nostra sinistra non c’è niente mentre a destra c’è una lunga fila di altre case sull’acqua. Alla ricerca di un ristorante dove mangiare e guardare Germania-Italia per gli europei di quest’anno, osserviamo attentamente le altre case. Ce ne sono di più lunghe, di più corte, di più larghe e altre addirittura a più piani.

Alcune hanno il giardino e altre anche dei piccoli pontili da cui è possibile lasciare la casa con una barca a remi.

Solitamente queste case galleggianti sono realizzate in legno e acciaio.

Davanti al nostro grazioso salotto, che ha una grande vetrata che si affaccia sul canale, è ormeggiata una semplice barca a motore. La prima avventura di sabato sera è infatti togliere tutta l’acqua che si era accumulata sul telone, senza finire direttamente a sguazzare per il canale. Chiaramente essendo in Olanda questo lavoro ci toccherà più volte, grazie alle frequenti precipitazioni.

Domenica 3 luglio:

Una sostanziosa colazione a base di pane e Hagelslaag, cioccolato da spargere su un sottile strato di burro e pane, ci consola dopo una fresca notte. Il tavolo da pranzo guarda direttamente sul canale per cui la colazione non si fa in 5, ma con anche tutte le persone che passano in barca davanti a noi. Infatti si è talmente vicini che è come essere seduti l’uno accanto all’altro e le finestre invitano quasi a guardare dentro ogni casa o barca. Una volta pronti ci avventuriamo per le vie di Amsterdam che nonostante sia domenica è piena di negozi aperti.

Lunedì 4 luglio:

Per oggi mia mamma ha già organizzato, come consuetudine, una visita a un museo o a una mostra. Amsterdam, come tante grandi città, offre anche molti intrattenimenti interessanti, che d’altronde sono necessari visto che il tempo e spesso poco mite. Quest’anno la scelta è ricaduta su una mostra dedicata all’artista anonimo Banksy che «nessuno sa chi è ma tutti sanno chi è». Banksy ha creato opere, soprattutto graffiti, in molte grandi città sparse per tutto il globo. Denuncia il capitalismo attraverso il suo lavoro e il proprio simbolo è il ratto. Egli stesso dice che quando gli hanno fatto notare la genialità di rat che è l’anagramma di art, dovette far finta di essersene già reso conto. Chiaramente oggi c’è un gradevolissimo sole e si può girare senza giacca, così dopo l’affascinante mostra, abbiamo passeggiato per la città.

Mentre siamo in fila per comprare delle deliziose patatine fritte osserviamo molto poco indiscretamente la gente che passa e ci soffermiamo su un gruppo di ragazzi italiani attorno ai 25 anni. Facendo finta di essere del posto, notiamo che entrano in una graziosa pasticceria proprio di fronte alle nostre patatine. In questa pasticceria vendono solo un tipo di biscotto: grande, marrone e con un morbido interno bianco. Devo far notare a mio papà e mio fratello che molto probabilmente non si tratta di gustosi biscottoni ma di dolci contenenti erba. Inizialmente facciamo finta di ritenerla una pratica poco seria ma con lo scorrere del tempo sono sempre più sicura del fatto che tutti ne avrebbero assaggiato un pezzetto, visto il loro aspetto invitante.

La serata senza internet e televisione si rivela molto meno divertente di quanto pensassimo e così verso le 21:50 decidiamo di andare a dormire.

Martedì 5 luglio:

Era troppo bello per essere vero. Mi sveglio e già sento un vento forte che scuote la woonboot. In programma c’era un giro in bicicletta fino a un paesino a una ventina di chilometri da Amsterdam, ma la pioggia e il vento lo trasformano in un giro in macchina fino a Marken. Marken è un piccolissimo villaggio di pescatori situato su una penisola che fino al 1957 era un’isola. Il tragitto fino al paesino è circondato da acqua e campi incredibilmente verdi, i famosi «polder», parola intraducibile in italiano, che concretamente sono «terra guadagnata dal mare». Il viaggio è molto più piacevole del breve soggiorno. Il vento è terribile. Marken è caratterizzata da tipiche casette di ex pescatori e l’unico posto vivibile oggi è una chiesa che ci ripara dal vento gelido. Inizialmente entro per recuperare un po’ di calore ma rimango positivamente colpita da una chiesa arredata con molte miniature di barche sospese dal soffitto e da panchine verniciate di un colore blu mare. Le barche sono proprio il tema della nostra vacanza!

Poiché sono solamente le 11, decidiamo di andare a visitare un altro paesino: Edam.

Edam è decisamente più abitata e civilizzata. È diventata famosa per i suoi formaggi esportati in tutto il mondo e ogni mercoledì ospita un altrettanto famoso mercato del formaggio. Mio fratello sostiene l’assurdità del non comprare formaggio ma tazze con la scritta «keep calm and eat ice cream»  quando nemmeno ci entra abbastanza gelato per i suoi gusti.

Mercoledì 6 luglio:

Una woonboot è una casa galleggiante ormeggiata lungo un canale e a Amsterdam sono delle vere e proprie abitazioni dotate di ogni necessità. Ad Amsterdam se ne contano quasi 2.500, di cui quasi un terzo si trova lungo i canali del XVII secolo da dopo la Seconda Guerra Mondiale che condusse alla necessità di riadattamento delle vecchie navi da carico della flotta olandese ormai da smaltire poiché inutilizzate.

Vivere in una di queste case galleggianti è simbolo di una vita alla moda, elegante e raffinata. Esiste anche un museo delle case galleggianti, l’Houseboatmuseum, che ovviamente si trova proprio all’interno di un battello, al 296 Prinsengracht.

Spesso viene fatta questa distinzione fra tipi di woonboten: alcune sono progettate con il solo scopo di abitazione, altre erano vecchie navi da carico trasformate successivamente in case e le ultime hanno ancora lo scafo originale ma la loro struttura è stata modificata su misura.

Vivere 365 giorni l’anno in una di queste case, rispetto alla terraferma è leggermente diverso anche per le piccole cose.

Per esempio trovare il contatore dell’acqua diventa una vera e propria impresa. Inizialmente pensavamo fosse in una specie di casetta delle lettere fuori dalla casa, sul marciapiede. Ma il nostro vicino di casa ci ha spiegato che lì si trovano solo gas e luce, mentre il contatore dell’acqua è in una sorta di tombino sempre sul marciapiede ma che se non viene tenuto pulito da sporcizia e erbacce, in inverno diventa impossibile da pulire e dunque aprire.