Gesellschaft | 11.09.2010

A “caccia” di gamberi

Text von Luca Berti
Pochi in Ticino sanno che nei corsi d'acqua che disegnano il piano di Magadino si nascondono dei gamberi. Non solo, pochissime persone sanno che si tratta di una specie in via d'estinzione. Gli Scout del Gambarogno e la Brigata Scout di Locarno, nell'ambito dell'azione 72 ore, hanno deciso di dare una mano alla Fondazione Bolle di Magadino per capire dove si nascondono questi piccoli crostacei.
La partenza é sempre la parte più difficile. Si cercano i luoghi dove si erano lasciate le nasse. Si portano le nasse sul sentiero, un luogo decisamente più stabile per aprirle. Primo piano tutto per il gambero di fiume. Immagine: Fabio Giacomini

Alle nove del mattino l’aria è ancora fresca alla sede degli scout del Gambarogno a Quartino. La quindicina di ragazzi che partecipano all’azione 72 ore ha già  lasciato le tende in cui hanno dormito. I giovani hanno indossato le magliette azzurre e stanno inforcando le loro biciclette. Ad attenderli sono le dieci trappole che hanno piazzato la sera prima in un canale poco a nord e la risposta alla loro curiosità  di sapere se gli sforzi profusi hanno permesso di catturare qualche gambero di fiume. Per il non biologo: sono piccoli crostacei lunghi una decina di centimetri che popolano i corsi d’acqua del Piano di Magadino fra Bellinzona e Locarno. “È una specie in via d’estinzione, minacciata dall’inquinamento e dall’attività  umana” ci spiega Miriam Salvisberg, responsabile del progetto “Censimento dei gamberi da fiume”. Questo progetto sta organizzato dalla sezione Scout del Gambarogno e dalla Brigata Scout di Locarno in collaborazione con la Fondazione Bolle di Magadino. Per censire i gamberi ai ricercatori serve sapere dove sono localizzate le popolazioni. Nel 1997, un primo censimento era già  stato eseguito, adesso se ne sta promuovendo un secondo. “E noi vogliamo dare una mano” dice Salvisberg.

 

Tre metodi per censire i gamberi

Per farlo la quindicina di scout, ragazze e ragazzi fra sette e quindici anni, si sono divisi in due gruppi sotto la guida di Pietro Beffa, un giovane che sta prestando servizio civile presso la Fondazione Bolle di Magadino. I giovani hanno il compito di segnalare la presenza di questi crostacei nelle acque dei canali della zona. “Per catturarli usiamo tre metodi” dice Salvisberg, mentre sul prato adiacente al centro scout le due pattuglie si preparano a partire in sella alle loro biciclette. “Il primo consiste nel cercare di avvistarli di giorno, sollevando le pietre che si trovano nei greti dei fiumi e sotto cui si nascondono. Il secondo è la ricerca notturna: visto che sono animali che vivono di notte, di solito si ha più probabilità  di avvistarli in tarda serata. Il terzo prevede di calare in acqua, nel tardo pomeriggio, delle nasse (come trappole) con all’itero un po’ di pesce morto per fare da esca. Le lasciamo in acqua sino al mattino, quando controlliamo se i gamberi hanno “abboccato”.

 

Femmina o maschio?

Alle nove e trenta la spedizione parte di gran lena, spostandosi rapidamente con le bici lungo uno dei canali che risale il fiume Ticino. E uno di quelli che durante il 1997 non era stato analizzato dagli esperti. Per Beffa e i ragazzi è dunque una bella sorpresa constatare che nei cestini di plastica usati come trappole sono rimasti incastrati numerosi crostacei. “Non pensavo di trovarne qui. Sono molto contento” commenta Beffa, mentre gli scout gambarognesi e locarnesi estraggono ogni esemplare dalla trappola per verificarne il sesso. “Non è difficile distinguere un gambero maschio da uno femmina”, ci dice Beffa. “I maschi hanno delle zampette rivolte verso l’alto sotto l’addome. Le usano per la riproduzione.”

 

Sempre con un sorriso

Recuperate tutte le nasse, la pattuglia rientra alla base per il pranzo. Nel pomeriggio torneranno sul terreno per piazzare le trappole di nuovo. L’avventura che questi quindici ragazzi (e i dieci monitori che li seguono) hanno consacrato all’ecologia comprende anche un momento informativo per la popolazione il sabato. La gente del posto spesso ignora l’esistenza di questi animaletti a rischio d’estinzione nel fiumiciattolo che scorre vicino alle loro casa. «Sta andando tutto bene» commenta Salvisberg, soddisfatta. Unico neo: la popolazione, per il momento, non sembra recepire gli appelli d’aiuto dei giovani «cercatori di gamberi-, che si sono quindi dovuti recare presso le case nelle vicinanze a chiedere il materiale. Ma non per questo a Quartino si è perso il sorriso.